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Leucemia Philadelphia positiva: una speranza di guarigione PDF Stampa E-mail
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Domenica 23 Dicembre 2018 07:18
Uno studio clinico internazionale coordinato dal centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) ha dimostrato che, se somministrato precocemente, l'imatinib, farmaco già in uso ma con modalità diverse, può bloccare la malattia in pazienti affetti da una particolare forma di leucemia (la Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva) e aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione.
 
Monza, dicembre 2018 – Uno studio clinico internazionale coordinato dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) e che ha coinvolto 78 centri, ha dimostrato che la somministrazione dell'inibitore di crescita tumorale imatinib sin dalle prime fasi di trattamento con chemioterapia permette la remissione della malattia nella totalità dei pazienti affetti da Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva (LLA Ph+), una particolare forma di leucemia legata ad una mutazione del cromosoma 22, detto Philadelphia.
 
Lo studio, sostenuto da finanziamenti pubblici e da enti non profit, è pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Haematology.
 
Le leucemie sono il tumore più frequente in età pediatrica, in Italia si diagnosticano circa 500 casi all'anno. Nell'80% dei casi si tratta di leucemie linfoblastiche acute (LLA) e di queste, circa il 4%, è caratterizzato da un'anomalia del cromosoma 22, chiamato Philadelphia. Questo tipo di leucemia viene definita Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva (LLA Ph+).
 
Sino a pochi anni fa, il trattamento prevedeva il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (non sempre possibile perché dipendente dalla disponibilità di un donatore compatibile), che pur portando alla guarigione due pazienti su tre, comporta un rischio di complicanze a breve e lungo termine, anche gravi. Questo studio dimostra che il trapianto può essere evitato nella maggior parte dei pazienti mantenendo una buona prognosi della malattia (la sopravvivenza si attesta intorno al 70% a cinque anni).
Ciò nonostante, la recidiva è ancora possibile in una ridotta percentuale di pazienti (26%), per i quali si ricorre ad un secondo ciclo di chemioterapia seguita da trapianto di cellule staminali ematopoietiche.
Il trial clinico ha coinvolto 155 pazienti, di età compresa tra 1 e 18 anni e si è svolto tra gennaio 2010 e dicembre 2014.
I risultati ottenuti evidenziano la necessità di proseguire in questa direzione per verificare nuove strategie terapeutiche ancora più efficaci in modo da ridurre ulteriormente l'ipotesi di trapianto.
 
"Data la rarità di questa forma di leucemia, solo l'impegno comune di studi cooperativi internazionali possono produrre le evidenze scientifiche necessarie per il miglioramento delle conoscenze della malattia e del suo trattamento – commenta Andrea Biondi, direttore della clinica pediatrica dell'Università di Milano Bicocca, direttore scientifico della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma e primo autore. – Il nostro è uno studio accademico internazionale su questo particolare tipo di leucemia che ha coinvolto, dal 2010 ad oggi, undici gruppi di studio dislocati in diverse parti del mondo".
 
Oltre a Virginie Gandemer, del Centro ospedaliero-universitario Hopital Sud di Rennes in Francia, primo autore insieme al prof. Andrea Biondi, il gruppo di studio è composto da ricercatori europei - provenienti da Francia, Germania, Italia, Svezia, Olanda, Regno Unito, Repubblica Ceca - e extra-europei, Cile e Hong Kong. Il team monzese è composto da Andrea Biondi, Valentino Conter e Veronica Leoni (pediatri emato-oncologi), Giovanni Cazzaniga (biologo, direttore del Laboratorio Tettamanti), Paola De Lorenzo (biostatistico) e Maria Grazia Valsecchi (prof. di statistica medica dell'Università di Milano Bicocca, supervisore del Centro di Statistica Tettamanti).
 
La storia dei trial sulla LLA "Philadelphia positiva"
Fino all'inizio degli anni 2000, la LLA "Philadelphia positiva" veniva trattata con chemioterapia intensiva; la prognosi era molto grave, per cui veniva raccomandato il trapianto di cellule staminali ematopoietiche per tutti i pazienti per i quali fosse disponibile un donatore idoneo. Con questa strategia si riusciva a guarire globalmente solo un terzo dei pazienti.
Negli anni '90 si scoprì che l'anomalia genetica del cromosoma 22 "Philadelphia" determina la produzione di una proteina (tirosin-chinasi), essenziale per la proliferazione delle cellule leucemiche "Philadelphia positive". All'inizio degli anni 2000, l'introduzione di un nuovo farmaco chiamato imatinib, una proteina che blocca la tirosin-chinasi e favorisce la morte delle cellule leucemiche, incominciò ad essere somministrato in associazione alla chemioterapia, potenziandone l'efficacia.
 
Nel 2004 il gruppo europeo per lo studio della LLA Ph+ in età pediatrica (EsPhALL), coordinato dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione MBBM, diede vita allo studio EsPhALL2004 in cui bambini venivano trattati con chemioterapia e imatinib e, per i pazienti che avevano il donatore (80%), con il trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Con questa strategia terapeutica, sono guariti circa i due terzi dei pazienti.
Grazie al nuovo studio EsPhALL2010, pubblicato oggi su Lancet Haematology, si è giunti alla remissione della malattia nella totalità dei pazienti, ed una rilevante percentuale di essi sono guariti senza fare ricorso al trapianto.
 
Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM)
La Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (Fondazione MBBM) è una fondazione di partecipazione riconosciuta dalla Regione Lombardia i cui soci fondatori sono: l'Ospedale San Gerardo di Monza (ASST di Monza), la Fondazione Tettamanti e de Marchi, il Comitato Maria Letizia Verga.
La Fondazione gestisce i reparti di Clinica pediatrica, Clinica ostetrica e Neonatologia all'interno dell'Ospedale San Gerardo di Monza (ASST di Monza) e ha una convenzione con l'Università degli studi di Milano Bicocca per garantire al meglio le attività di ricerca e didattica della Clinica pediatrica e del settore Ostetricia della Clinica di ginecologia-ostetricia.
La Fondazione è un esempio di positiva collaborazione e integrazione tra soggetti pubblici (Ospedale e Università) e privati no-profit (Comitato Maria Letizia Verga e Fondazione Tettamanti).

*****************************************
STUDIO PUBBLICATO SU LANCET HAEMATOLOGY, VOLUME 5, NUMERO 12
Imatinib treatment of paediatric Philadelphia chromosome-positive acute lymphoblastic leukaemia (EsPhALL2010): a prospective, intergroup, open-label, single-arm clinical trial
 
Andrea Biondi*, Virginie Gandemer*, Paola De Lorenzo, Gunnar Cario, Myriam Campbell, Anders Castor, Rob Pieters, André Baruchel, Ajay Vora, Veronica Leoni, Jan Stary, Gabriele Escherich, Chi-Kong Li, Giovanni Cazzaniga, Hélène Cavé, Jutta Bradtke, Valentino Conter, Vaskar Saha, Martin Schrappe†, Maria Grazia Valsecchi†
 
*Joint first author
†Joint senior author
•    Clinica Pediatrica Fondazione MBBM, San Gerardo Hospital (Prof A Biondi MD, P De Lorenzo PhD, V Leoni MD, V Conter MD);
•    Centro Ricerca Tettamanti, Pediatric Department (Prof A Biondi, G Cazzaniga PhD);
•    EsPhALL Trial Data Center, School of Medicine and Surgery (P De Lorenzo, Prof M Grazia Valsecchi MSc);
•    University of Milano-Bicocca, Fondazione MBBM, Monza, Italy; CHU Hôpital Sud, Rennes, France (Prof V Gandemer MD);
•    University Medical Center, Christian-Albrechts-University Kiel, Kiel, Germany (Prof G Cario MD, Prof M Schrappe MD);
•    Chilean National Pediatric Oncology Group, Hospital Roberto del Rio, Santiago, Chile (Prof M Campbell MD);
•    Department of Pediatric Oncology, Skane University Hospital, Lund, Sweden (A Castor MD);
•    Princess Máxima Center for Pediatric Oncology, Utrecht, Netherlands (Prof R Pieters MD);
•    Robert Debré Hospital, University Paris Diderot, Paris, France (Prof A Baruchel MD, H Cav. PhD);
•    Great Ormond Street Hospital for Children, London, UK (Prof A Vora MD);
•    University Hospital Motol and Charles University, Department of Pediatric Hematology and Oncology, Prague, Czech Republic (Prof J Stary MD);
•    University Medical Center Eppendorf, Clinic of Pediatric Hematology and Oncology, Hamburg, Germany
•    (G Escherich MD);
•    The Chinese University of Hong Kong, Hong Kong, China (Prof C-K Li MD);
•    Department of Pediatric Hematology and Oncology, Justus Liebig University, Giessen, Germany (J Bradtke PhD);
•    Division of Cancer Sciences, School of Medical Sciences, Faculty of Biology, Medicine and Health, University of Manchester, Manchester, UK (Prof V Saha MD).
 
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L' Editoriale

Guida semiseria alla sobrietà ... piccole avvertenze per il maschio italico

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(Laura G. D'Orso).… premetto che per l’argomento trattato “nessun essere di razza umana maschile” è stato da me maltrattato durante la stesura di questa piccola guida!

Tutte le città italiane hanno due facce, una sonnacchiosa, chiusa, fredda e ventosamente pigra in inverno e l’altra chiassosa, schiamazzante e vivacemente affollata da giugno in poi, soprattutto quando si aggiunge la chiusura delle scuole. Chi ci vive e lavora, da un po’ di anni deve farci i conti. Lo sa e ... aspetta smarrito. Arriva giugno e … la città non è più la sua.

Se in inverno, sotto la pioggia o fra la nebbia gelida, chiunque si imbattesse in un altro suo simile, risulterebbe in grado di ricostruire l’albero genealogico fino a quattro generazioni (e ci includo la cassiera dell’Unes vicino all’ufficio), ecco che da giugno in poi, tutto ciò che esiste di umanamente calpestabile, prati, aiuole e monumenti compresi, sono presi d’assalto da orde di persone di cui non hai mai visto neppure lontanamente il viso.

Sono turisti? Viaggiatori? Ospiti? Stranieri? Magari sono anche solamente gli autoctoni locali che si sono “vestiti” da vacanzieri”.

I residenti, lavoratori inclusi, tradendo una leggera insofferenza procedono la loro faticosa esistenza cercando di sopravvivere! Eppure creare una guida “fashion” proprio per coloro che una volta all’anno si liberano dal giogo delle nebbie padane e si godono il periodo di sole, potrebbe essere utile per il quieto vivere.

E’ inutile sottolineare che Anna Wintor fondatrice e redattrice di Vogue, tratterebbe a stento un’espressione vagamente sgomenta nel vedere un qualsiasi uomo che si rechi al lavoro in versione “brianzolo-in-vacanza-a-Rimini” e non me ne vogliano né i brianzoli né i riminesi! Se il mondo fosse un posto giusto, ma l’ho già appurato da anni che non lo è, non dovreste più indossare in città quell’abbigliamento vagamente  mix tra Ibiza e Rio de Janeiro durante il carnevale.

E qui iniziamo con la prima e forse più importante regola aurea: nudo si gira a casa propria (vale sia per i ragazzi che per le ragazze). Indecenza a parte, ogni essere umano ha sempre un amico “maitre d’élégance” che partorisce la stessa frase da anni: “vestiti leggero tanto nelle città afose non se ne accorge nessuno, pure se giri nudo!”. Perciò la conseguenza è che “il passeggio buono” di una volta, lo “struscio” degli anni ’60, il quadrilatero della moda, si trasforma così per molti nell’autostrada A14, quella che, per intenderci, porta da Bologna al Gargano transitando verso lidi assolati e caoticamente festaioli.

Sembrerebbe scontato ma non lo è. Da giugno a settembre infatti in città ormai è quasi abitudine imbattersi in persone che entrano nei negozi e nei supermercati vestiti nello stesso identico modo in cui andrebbero vestiti in spiaggia. (salvo poi tonsilliti causa aria condizionata “sparata a palla” ovunque ci sia un posto chiuso).

Sarebbe ottimale che, oltre al senso del decoro, si potesse indossare anche quello della misura.

Camicie di lino, abiti destrutturati, chemisier di cotone, avete solo l’imbarazzo della scelta, l’importante è che almeno un po’ siate coperti.

Altro tasto veramente dolente: la canottiera. Cito testualmente dall’Enciclopedia Treccani: “canottiera: indumento intimo senza maniche, di filo di cotone o lana, simile a quelle del canottaggio da indossare sotto l’abbigliamento”. RIPETO, SOTTO.

Qualunque altro utilizzo è inspiegabile. Eppure all’arrivo dei 28  gradi, è tutto un proliferare di canottiere aderenti e scolorite. Comprendo bene la necessità di stare comodi o freschi, ma per quello c’è il letto di casa, o il divano magari similpelle che appiccica! Quelle “canotte” spesso schiacciate su addomi prominenti, muscolosi o tatuati che lasciando intravedere tutto il “sotto-avambraccio”, andrebbero ritirate al mittente.

Vi assicuro che una camicia bianca di cotone fa mille volte di più la sua bella figura e, se proprio volete affascinare il gentil sesso, e vi “selfate” in continuazione o vi postate in versione estiva su Instagram, una camicia di lino è sempre molto attuale! (non sbottonata per tre quarti, per favore).

Parliamo adesso di borse e marsupi, sì perché gli stilisti già da tempo hanno sdoganato la borsa per il maschio. Ma che ci mettete dentro?! Un uomo riesce con abile capacità di sintesi a riempire un portafoglio e basta! Le borse lasciamole alle donne e i marsupi ai marsupiali, mica siete dei canguri o degli opossum! Neanche Gucci ce l’ha fatta a convincermi che il marsupio sia un accessorio chic e costosissimo (on line il negozio te lo regala solamente a 890 euro, un affarone!)  Chi siete voi per insistere su questa strada? Se proprio volete portavi dietro qualcosa di più ingombrante come telefono, i-pad o chiavi del maniero di proprietà, uno zainetto discreto e maschile sarà sufficiente.

Ma cosa può esserci peggio del marsupio cittadino in un caldo pomeriggio assolato milanese? La ciabattina di gomma. Essa oramai vive di luce propria; si è insinuata nelle moltitudini di piedi piatti che brulicano e strascicano per la città, silenziose ed invisibili come i pokemon. Un tempo usate nelle docce delle palestre o in spiaggia, la ciabatta ha raggiunto la vetta della popolarità quando l’ha indossata per la prima volta Gisele Bundchen, top model brasiliana. Vorrei sottolineare TOP MODEL,  se voi non siete come lei (1,80 di altezza per 86-61-86) e non sono i numero del Lotto ma le sue misure o, come il suo sexy marito Tom Brady, beh in città lasciatele a casa per la doccia.

Anche i bermuda, se non avete più dieci anni, in città evitateli. Lo so che anche loro sono stati rivisitati dagli stilisti con giacca e camicia ma non danno un’immagine professionale. Pensate se in ospedale o in tribunale il medico che vi visita o il magistrato che vi giudica si presentassero così vestiti, credo perderebbero di credibilità.  Se proprio però non potete fare a meno del pantaloncino corto, che sia due dita sotto il ginocchio. (né hot pant, né pinocchietto). Il galateo per non sbagliare suggerisce “un pantalone lungo e morbido in un tessuto estivo per eccellenza come il lino”. Vi farà fare sempre un figurone.

E se dopo aver letto tutto ciò aprite l’armadio sconsolati, non preoccupatevi non c’è mai un limite a questa pazza moda estiva, sempre che la Ferragni e Fedez siano d’accordo!

 

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.