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Da Monza il nuovo modello di cure intensive neonatali PDF Stampa E-mail
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Sabato 06 Ottobre 2018 15:43
Il team della TIN della Fondazione MBBM, guidato da Paolo Tagliabue, presenta il nuovo modello organizzativo per le cure intensive neonatali al Congresso dell'Union of European Neonatal and Perinatal Societies (UENPS) di Bucarest. Tecnologie e organizzazione paperless, single family room e integrazione con l'area materno-infantile  
 Un nuovo modello organizzativo, tecnologico e strutturale per le cure intensive neonatali sarà presentato il prossimo 4 ottobre a Bucarest in occasione del congresso dell'Union of European Neonatal and Perinatal Societies (UENPS), che riunisce le società di neonatologia e perinatologia europee.
 
Si tratta di una novità realizzata per la prima volta in Italia a Monza presso il reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) per offrire ai neonati ambiente e cure di eccellenza, ispirandosi a modelli già presenti in importanti strutture statunitensi ed europee come quello del Rainbow Babies & Children's Hospital di Cleveland, del Karolinska Institute di Stoccolma o del Màxima Medical Centrum di Eindhoven in Olanda. Si tratta di un importante risultato frutto della collaborazione di neonatologi, infermieri, genitori, ingegneri e architetti.
 
Nel nuovo reparto è stato realizzato un ambiente ad alto profilo tecnologico, in cui la gestione delle cure e delle emergenze è garantita da una nuova piattaforma elettronica che comprende sistemi di monitoraggio centralizzati, device in dotazione agli operatori per la gestione degli allarmi anche in contemporaneità, triage immediato per garantire interventi tempestivi.
 
Il nuovo reparto di terapia intensiva neonatale di Monza nel 2016 è passato da 500 a 1600 mq e dispone di 12 posti letto per le cure intensive. Rappresenta un esempio di come anche l'attenzione alla bellezza degli ambienti sia una parte essenziale della cura: la struttura del reparto favorisce contemporaneamente controllo e accoglienza, grazie, ad esempio, alla particolare articolazione del reparto con corridoi 'a curva' che affievoliscono la diffusione dei rumori, ad ampie stanze arredate in modo caldo e confortevole in cui può essere accolto il neonato con la sua famiglia (single family room), alla scelta oculata dei colori, a sale dedicate alla cucina o altri ambienti gestiti autonomamente dai familiari.
 
"Il nuovo modello, attraverso queste scelte strutturali e organizzative – afferma Paolo Tagliabue, direttore della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Fondazione MBBM – favorisce la 'convivenza' tra operatori e familiari, in modo che questi ultimi possano rimanere con il proprio bambino per tutto il tempo che desiderano, consentendo contemporaneamente agli operatori di muoversi in modo efficiente ed efficace in tutte le situazioni. Si tratta di un approccio fondamentale in casi che spesso richiedono ricoveri di alcuni mesi: è stato infatti dimostrato che favorire la presenza costante e il contatto dei familiari, in particolare della mamma, rende più efficaci le cure. Non dimentichiamo che le malattie neonatali sono la prima causa di morte nell'infanzia, tra queste in particolare la prematurità".
 
Dalle Single family room alle nuove tecnologie di alarm management
Le single family room sono state introdotte negli anni novanta negli USA e in Nord Europa, per superare il classico modello che prevedeva per le cure intensive neonatali uno spazio aperto in cui i letti dei pazienti venissero tenuti tutti sotto il controllo visivo e uditivo dello staff medico-infermieristico. Da qui la nascita e lo sviluppo di un nuovo modello di reparto in grado di creare un ambiente in cui venga favorita l'interazione mamma-bambino.
Come attestato da numerosi studi scientifici, è stato dimostrato che il coinvolgimento della famiglia è parte integrante del processo di cura del neonato: l'introduzione delle single family room, facilitando tale interazione, ha portato numerosi effetti positivi quali la riduzione delle sepsi nosocomiali, dei problemi respiratori, della durata della degenza, e il miglioramento delle condizioni generali in termini di maggiore autonomia nella nutrizione e aumento del peso.
 
Dopo questo importante passo avanti si è aperta la necessità di affrontare l'organizzazione interna: "I frequenti allarmi, il rumore continuo dei sistemi di monitoraggio – ha affermato Maria Luisa Ventura, responsabile dell'unità operativa di Terapia Intensiva Neonatale alla Fondazione MBBM – creavano spesso stress e ansia nel personale, penalizzando l'efficienza generale anche a causa di allarmi non gestiti secondo un ordine di effettiva emergenza. Pertanto, per mantenere il controllo del comportamento di bambini, tutto lo staff del reparto è stato coinvolto per collaborare con ingegneri e tecnici per studiare un nuovo modello organizzativo che prevedesse la possibilità di monitorare costantemente tutti i piccoli pazienti".
La novità è stata dunque introdotta attraverso l'adozione di un software disponibile su smart pager, simili ai comuni smarphone, all'interno della TIN di Monza grazie al quale è possibile condividere i parametri vitali rilevati nelle singole stanze, ricevere tempestivamente gli allarmi e darne una valutazione in tempo reale, gestirlo direttamente oppure "dirottarlo" su un collega qualora l'operatore fosse materialmente impossibilitato.
La disponibilità delle cartelle cliniche su server e l'informatizzazione di tutti i processi ha aumentato l'efficienza del reparto e la capacità del personale di offrire più facilmente assistenza e cure adeguate.
 
Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale (TIN)
La Neonatologia-Terapia Intensiva Neonatale, con la Clinica pediatrica e la Clinica ostetrica, fa parte dell'area materno-infantile gestita dalla Fondazione Monza Brianza per il Bambino e la sua Mamma all'interno dell'Ospedale San Gerardo di Monza.
 
Inaugurata nel 1972, è stata una delle prime neonatologie italiane e, sin dalla nascita si è caratterizzata per una particolare sensibilità nei confronti della umanizzazione delle cure: particolare attenzione è inoltre rivolta alla cura del neonato con l'obiettivo di assisterlo all'interno del contesto familiare. Oggi è l'unico centro nascita della città ed è centro di riferimento per il neonato a rischio per l'intera Brianza. Ogni anno, infatti, nascono presso l'unità operativa mediamente 3.000 bambini. Di questi, circa il 10% necessita di trasferimento presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale per ricevere cure o monitoraggio intensivo. I grandi prematuri, nati con un peso inferiore ai 1.500 grammi, sono circa 80 ogni anno, di cui 30 pesano meno di un chilo.
La Terapia Intensiva Neonatale è inserita nel database internazionale Vermont Oxford Network, che comprende tutte le neonatologie europee e mondiali e che mette a confronto la qualità e gli esiti delle cure ai piccoli sotto i 1.500 grammi, consentendo un continuo aggiornamento e un livello massimo di eccellenza.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.