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Un italiano su dieci soffre di post-vacation blues PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 06 Settembre 2017 05:38
Il dottor Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino, spiega come tornare con serenità alla routine quotidiana e sui banchi di scuola grazie a una corretta idratazione
 
Dopo le vacanze può capitare di sentirsi stanchi, incapaci di concentrarsi, schiacciati dal senso di responsabilità e dai compiti incombenti. Secondo i dati Istat, un italiano su dieci soffrirebbe di quello che gli inglesi chiamano “post-vacation blues”, noto come “stress da rientro” o “depressione post vacanze”. Non si tratta di una vera e propria patologia ma di un disturbo che viene identificato da una serie di sintomi tra cui stordimento, nervosismo, calo dell’attenzione e mal di testa che possono sopraggiungere quando  il corpo e la mente fanno fatica a riabituarsi ai ritmi della vita di tutti i giorni.
Con la mente impegnata in preoccupazioni e scadenze da rispettare, è frequente dimenticarsi di quanto sia importante seguire una corretta alimentazione, ritagliarsi le giuste pause relax e, soprattutto, prestare attenzione ad assumere un’adeguata dose giornaliera di acqua.
 
“Una corretta idratazione a base di magnesio può aiutarci ad affrontare al meglio lo stress da rientro e i suoi effetti sul sistema emotivo e sul nostro corpo, come il calo di energia e di efficienza – spiega il Dott. Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation – E’ importante sapere che il magnesio è un micronutriente con un ruolo chiave per la regolazione dell’umore e la cura dello stress. Lo possiamo trovare in diversi alimenti, come frutta secca e cibi integrali, ma anche in un altro elemento fondamentale per la nostra dieta: l’acqua. Scegliere di prediligere le acque ricche di questo prezioso micronutriente ci può aiutare  a ripristinare il nostro equilibrio psichico ed emotivo, andando ad armonizzare tutta la sfera nervosa soprattutto quando i disturbi dell’umore diventano più frequenti e soffriamo di difficoltà di concentrazione, insonnia, stanchezza fisica e mentale”.
 
Quanto detto è valido per tutti, ma ancor più attenzione bisogna averla quando si parla di target particolarmente delicati come i bambini. Lo stress da rientro può, infatti, colpire anche i più piccoli, i quali possono accusare fastidiosi mal di testa a causa del rientro sui banchi di scuola.
Aiutarli a bere durante tutto il corso della giornata può essere un valido aiuto per ridurre il mal di testa e aumentare la reattività, la concentrazione e l'attenzione.
 
Per un rientro “soft” può essere anche utile tornare in città qualche giorno prima dell’inizio “ufficiale” delle attività. Riprendere stili di vita sani e abitudini corrette è necessario per concedere al nostro organismo il tempo per riabituarsi gradualmente ai ritmi ed alle responsabilità della vita quotidiana.
 
Al fine di combattere la sensazione di spossatezza, tipica di questo periodo,  può essere inoltre consigliabile, seguire una dieta corretta. Tra gli alimenti che possono darci una mano ad affrontare questo periodo, il più noto è il cioccolato, il cibo del buonumore per antonomasia. Esso è infatti è ricco di triptofano ed aminoacido che viene trasformato dal corpo in serotonina, sostanza che regola la sensazione di benessere. Non va sottovalutata anche l’importanza del latte, alimento che contiene diverse sostanze che aiutano a produrre la serotonina. A questi va anche aggiunta la frutta secca e in particolare le mandorle che rappresentano un’altra fonte di triptofano.
 
Anche fare movimento può essere un ottimo rimedio per ridurre le tensioni e favorire il riposo notturno. L’attività fisica, meglio ancora se praticata all’aperto e in compagnia, è uno dei metodi naturali per aiutare a stimolare il buon umore e ritrovare la giusta serenità.
 
Tutte le accortezze appena citate possono sembrare banali ma, se seguite con costanza e impegno, possono favorire sia un agevole ritorno alla routine sia il benessere di tutto l’anno.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.