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Lega del Filo d’oro e UBI BANCA insieme per le persone sordocieche PDF Stampa E-mail
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Lunedì 04 Settembre 2017 05:51
UBI Banca si schiera a fianco della Lega del Filo d’Oro grazie all’emissione del Social Bond “UBI Comunità per la Lega del Filo d’Oro”, le obbligazioni dedicate all’Associazione che da oltre 50 anni si prende cura delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. Il contributo verrà destinato alla realizzazione del progetto “Vicini a chi non vede e non sente: i Servizi socio educativi della Lega del Filo d’Oro” a sostegno delle attività dei Servizi Territoriali dell’Associazione.
Grazie all’accordo stretto tra la Lega del Filo d’Oro e UBI Banca, che prevede l’emissione del Social Bond “UBI Comunità per la Lega del Filo d’Oro”, sarà possibile supportare le attività dell’Associazione e contribuire alla realizzazione del progetto “Vicini a chi non vede e non sente: i Servizi socio educativi della Lega del Filo d’Oro”.
 
Oggi, nel nostro Paese, le persone sordocieche sono 189 mila e oltre la metà (57%) è di fatto confinata in casa non essendo autosufficiente nelle più elementari necessità quotidiane. Grazie al progetto “Vicini a chi non vede e non sente: i Servizi socio educativi della Lega del Filo d’Oro” si potrà sostenere l’attività di cura e assistenza delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e delle loro famiglie.
 
“Desidero ringraziare UBI BANCA per aver deciso di sostenere l’Associazione – dichiara Rossano Bartoli, Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – e mi auguro che tanti aderiscano a questa iniziativa. In oltre 50 anni di attività la Lega del Filo d’Oro è cresciuta e si impegna a continuare in questa direzione anche per il futuro; partnership importanti come questa ci aiutano a perseguire i nostri obiettivi e offrire sempre più servizi per le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e le loro famiglie.”
 
Con il Social Bond “UBI Comunità per la Lega del Filo d’Oro” si contribuirà al sostegno delle attività dei Servizi Territoriali dell’Associazione, oggi presente in otto regioni con 5 Centri Residenziali, con annessi Servizi Territoriali, (a Osimo, Lesmo, Modena, Molfetta e Termini Imerese) e 3 Sedi Territoriali (Roma, Napoli e Padova). I Servizi Territoriali della Lega del Filo d’Oro rappresentano un punto di riferimento fondamentale per favorire l’integrazione delle persone sordocieche e delle loro famiglie nel contesto in cui vivono, con le strutture e i servizi del territorio, e migliorare la qualità della loro vita.
 
“I Social Bond sono stati presi a riferimento per la formulazione dei Titoli di Solidarietà nell’ambito della Riforma del Terzo Settore: una conferma dell’importanza dello strumento” afferma Frederik Geertman, Chief Commercial Officer di UBI Banca. “La loro caratteristica di soddisfare le esigenze di allocazione del risparmio dei nostri clienti offrendo al contempo l’opportunità di contribuire alla realizzazione di importanti progetti sociali ne spiega il costante successo. UBI Banca realizza così delle partnership di valore, come quella costruita con la Lega del Filo d’Oro, i cui effetti sono puntualmente misurabili in termini di impatto sociale”.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.