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Registrazioni dei colloqui con i medici ma solo con consenso PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 08 Marzo 2017 21:25
Autorizzare l’inserimento, nella documentazione sanitaria del paziente, esclusivamente delle registrazioni audio/video realizzate con il consenso del professionista sanitario: è quanto prevede una mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia, che impegna la Giunta anche ad istituire un tavolo di confronto con i rappresentanti degli Ordini dei Medici, i componenti delle direzioni strategiche e le direzioni generali interessate al fine, si legge nel testo della mozione, “di predisporre un documento che favorisca il miglioramento qualitativo del sistema sanitario, rispettando le basilari regole di relazione interpersonale, sia nell’ambito della fiducia medico-paziente, sia nell’ambito della fiducia nel sistema sanitario”.
“La registrazione è uno strumento utile da usare con trasparenza al fine di migliorare la piena riuscita di una prestazione medica assistenziale – osserva Antonio Saggese, consigliere e componente della Commissione Sanità e politiche sociali –. Tuttavia non può essere dimenticato, come riporta il Manuale delle registrazioni dei pazienti di Regione Lombardia, approvato lo scorso novembre, che un nodo importante della registrazione è la sua natura “nascosta” o meno, cioè se viene fatta informandone, ad esempio, il medico che sta fornendo la prestazione”.

“In Italia – sottolinea Saggese – l’art. 5 della legge sulla privacy consente, per questioni che ci riguardino direttamente, le registrazioni “covert”, senza cioè chiedere all’interlocutore, in questo caso il medico, il permesso di registrare il colloquio. Cosa differente è “se le registrazioni fossero utilizzate per finalità di diffusione diversa (ad esempio sui social media)”. Con la possibilità di registrare il rapporto medico-paziente all’insaputa del medico, che la legge sembra consentire, si potrebbe però provocare il paradosso di diffondere la sfiducia dei cittadini nei confronti degli operatori del servizio sanitario regionale”.

“Condivido quanto affermato nel Manuale, ovvero che “è da ritenersi buona norma che il paziente informi preventivamente il professionista della sua intenzione di registrare il loro incontro”. Con l’istituzione del taccuino personale – ricorda il consigliere della Lista Maroni – ogni cittadino ha facoltà di inserire nel proprio fascicolo sanitario elettronico informazioni riguardanti i documenti sanitari, le terapie farmacologiche e quindi anche le eventuali registrazioni audio/video effettuate dall’assistito. Bisogna prendere atto di un progressivo incremento dell’uso delle registrazioni e riconoscerne il potenziale valore all’interno di un buon rapporto operatore sanitario-paziente – conclude Antonio Saggese –, tuttavia è bene ribadire l’importanza della trasparenza del rapporto tra le parti, unico presupposto per un rapporto di qualità tra medico e paziente”.
 
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L' Editoriale

Il mio Presepe

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). Quest’anno ho deciso di fare due Presepi, uno in casa ed uno in ufficio. E ho deciso intenzionalmente di farlo perché è un simbolo, il mio simbolo, il simbolo della mia casa. In un paese dove sembra che costruire un Presepe sia quasi un’offesa verso le altre culture io non lo credo. In quel Presepe ci sono io, c’è la mia cultura, c’è il mio passato ed il mio presente e vorrei ci fosse il mio futuro. Ci sono i miei valori, c’è la mia civiltà e tutto questo ….. è nel mio Paese. Non offende un bambino in una mangiatoia che scappa con la famiglia da Erode, non offende un bambino che nasce in una grotta osannato da angeli ed umili pastori. Suvvia, non può offendere nessuno! Il mio Presepe è particolare. Mi è stato portato tanto tempo fa da Betlemme, da un prete al seguito del cardinale Carlo Maria Martini. Piccolo, di porcellana, fragile ed indifeso in quel viaggio aereo come lo è quella piccola famiglia che rappresenta. Quel Bambino non chiede regali costosi, non vuole omaggi adulatori, non ama il consumismo e regali costosi, non pasteggia con pranzi prelibati, con onerose pietanze per la cena.
Anzi, resta stretto nel tepore delle braccia di Sua Madre.
Poi con il tempo il mio piccolo Presepe si è arricchito di altri due piccoli Gesù che maestre molto capaci ed intelligenti dei miei figli hanno fatto plasmare da mani infantili con il Das, quella pasta per modellare che forse oggi non si usa neanche più. E così il Presepe è diventato suo malgrado Uno e Trino. Un solo Dio e tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto racchiuso in venti centimetri quadrati: la mia cultura, la mia Fede, la mia religione, la mia vita.

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Se Starbucks non conosce bene la storia d’Italia

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso) Correva l’anno 1882 e il governo italiano guidato da Depretis comprava la Baia di Assab dalla società Rubattino per 104.100 lire. Lo Stato Italiano decideva quindi di avviare la sua politica coloniale seguendo l’esempio di altri stati europei come la Francia, il Belgio e l’Inghilterra. Da un lato, c’era il desiderio di non essere assenti dalla spartizione del continente africano, dall'altro c’era la reale necessità di trovare uno sbocco alla sovrabbondanza della popolazione.

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