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Giovedì 10 Gennaio 2013 21:01
lamento 2(Paolo Mariani) Il Comitato Olimpico Internazionale di Losanna sta valutando attentamente di istituire una disciplina in cui molti nostri connazionali sono grandi esperti. Il lancio del lamento. Abbiamo individui che si allenano quotidianamente e non farebbero fatica a salire sul gradino più alto del podio. Semmai fosse istituito veramente un campionato per questa disciplina, si potrebbero istituire innumerevoli categorie: lamento coniugale, lamento lavorativo, lamento scolastico, lamento medico, lamento condominiale, lamento civico e così via. È sempre difficile trovare qualcuno che sia soddisfatto al 100% della propria situazione.
I colleghi, i superiori, i sottoposti, l’allenatore della squadra preferita, il politico di turno: ciascuno ha almeno un difetto rispetto a cui altri si lamentano. Chi lavora poco e conseguentemente ricarica altri di incombenze, chi ha qualche allergia ad acqua e sapone innesca il lamento olfattivo del prossimo, chi non sopporta il coniuge dopo decenni di convivenza e alimenta il fuoco del lamento coniugale. Talvolta nella vita sociale bisogna essere psicologi, osservare il prossimo, capire gli interlocutori, ma soprattutto non bisogna dare alcunché per scontato. È opportuno anche ragionare pensando che ogni evento, ogni comportamento, ogni azione giace su un motivo, più o meno evidente, ma sempre valido, almeno nel contingente, e giustificabile. È interessante provare a vivere qualche momento della nostra giornata come se riuscissimo ad osservare noi stessi dall’alto con distacco, come se fossimo sotto la lente di ingrandimento di qualcuno altro da noi. Forse qualche cattiva abitudine ci sarebbe più evidente. Seguendo questa regola, immaginiamo di ascoltare una nostra conversazione, il tipico abboccamento da incontro casuale. Le domande di rito: casa, salute, lavoro. Ascoltiamo idealmente le nostre risposte e contiamo quante volte esprimiamo soddisfazione per qualcosa e quanti lamenti inseriamo nel discorso. “Potrebbe andare meglio… La solita storia, niente di nuovo. Mah, nessuna novità, però che schifo guarda come siamo conciati, non va bene nulla... No, è un disastro, siamo rovinati e non ci sono speranze…”. Quando poi il discorso cade sulla politica il lamento si accoppia egregiamente al (pre)giudizio e il risultato sono espressioni da caserma e commenti al limite della blasfemia. In questi casi ci può soccorrere un detto indiano: Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere ... indossa i miei mocassini, percorri il cammino che ho percorso io, vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate ...!!! Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io...!!! Ognuno ha la propria storia! E solo allora mi potrai giudicare!
Il lamento per una strada dissestata è sacrosanto, l’arrabbiatura per i mezzi pubblici in ritardo è legittima, il biasimo per un presunto spreco di denaro pubblico è giusto. Ma il lamento da solo non risolve il problema. Se lamento una certa situazione significa che conosco bene come dovrebbero essere le cose e quindi dovrei essere propositivo e non solo querulo. Non scordiamoci che quando puntiamo un dito contro qualcuno abbiamo altre dita che puntano contro di noi. Governare e amministrare, gestire servizi e infrastrutture non è facile. Proviamo a indossare i mocassini di un pubblico amministratore, vivere i suoi dubbi, inciampare, cadere e rialzarsi per non venire meno al pubblico impegno. Siamo prossimi alle elezioni, quindi vediamo chi avrà il coraggio di impegnarsi, o almeno di essere propositivo, e chi troverà più comodo proseguire il facile gioco del lancio del lamento.
 
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L' Editoriale

Noi che .... anche senza treccine

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(Laura Giulia D'Orso). Noi che non avevamo smartphone, tablet e connessioni per riprenderci in corteo e farci selfie ma quando dovevamo comunicare usavano il telefono di quel “toscanaccio” di Antonio Meucci.

Noi che, se non eravamo figli unici, ci “passavamo” i vestiti, i cappotti, e … le scarpe si facevano risuolare. (E’ nato così l’abbigliamento unisex!!!)

Noi che avevamo un solo paio di scarpe da ginnastica (si badi bene…. ginnastica e non sneaker) e che venivano usate prettamente a scuola in palestra).

Noi che conoscevamo a memoria la toponomastica della nostra città, ma non solo, anche quella del capoluogo più vicino perché, gambe in spalla, ce le siamo percorse tutte a piedi, sviluppando orientamento ed istinto, senza bisogno del navigatore (al limite c’era “tuttocittà”).

Noi che avevamo un solo cappotto pesante, uno leggero e quando aprivamo l’armadio per scegliere un vestito per qualche occasione non esclamavamo mai che non avevamo nulla da indossare quando i capi trabordavano dalle ante chiuse a forza.

Noi che non ci facevamo investire in città o chiamare dai genitori cento volte per la cena perché non avevamo gli auricolari nelle orecchie a tutto volume.

Noi che avevamo uno o due televisori al massimo ma non pagavamo immense cifre per lo streaming, per i canali via satellite, per gli abbonamenti al calcio, ai film, alle serie tv e sentivamo 90’ minuto la domenica e andavamo al cinema solo nelle ricorrenze, per non creare polveri sottili che poi avremmo inalato!

Noi che abbiamo sempre mangiato a chilometro 0, pane con burro, nutella o salame e non facevamo venire dall’altro emisfero con gli aerei (vedi scie chimiche!!!) come i “radical chic” il Guacamolo, i Burrito, il Kebab, il Pisco, i Donats.

Noi che per comprare qualsiasi cosa entravamo in un negozio e se ci andava bene e ci piaceva lo compravamo, non usavamo e-commerce e non avevamo bisogno di fare arrivare qualcosa ordinandolo on-line da distanze siderali per poi rispedirlo indietro perché non era la misura giusta o non era quello che ci eravamo immaginati.

Noi che a scuola si studiava geografia astronomica e sapevamo che le era glaciali erano state almeno 5 (vd. Charpentier e Warren) e che nel Protozoico c’erano state variazioni dell’orbita terrestre che avevano mutato il clima surriscaldandolo. (non mi risulta ci fossero già in circolazione automobili o caldaie o fabbriche o plastica)

Noi che fino a quando non abbiamo messo “su famiglia” non avevamo problemi di comprare auto diesel euro 6, benzina rossa, verde o gpl ma usavamo i mezzi pubblici intrisi d’inverno di quel bel “bagnato” che trasudava da alito e sudore a piccole gocce sui finestrini appannati.

Noi che vogliamo tutti un mondo migliore ma che non ci facciamo strumentalizzare!

p.s. Firma anche tu la petizione: non volere più le cannucce quando ordini un cocktail al bar, bevi dal bicchiere!

 

Nomen Omen - Sanremo 2019

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Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».