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Orgoglio lombardo PDF Stampa E-mail
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Venerdì 22 Maggio 2020 14:11
RegLomb

(Laura Giulia D’Orso)“Un bel tacer non fu mai scritto”. Voi del M5s e Ricciardi “non ci avete fatto niente”!

Ieri, al limite della macchietta politica di paesi del terzo mondo …ma forse lo stiamo diventando, il deputato M5s Ricciardi ha attaccato il modello Lombardia, provocando la reazione rabbiosa dei deputati dell’opposizione. Lo scontro si è protratto per qualche minuto, finché il Presidente Fico ha optato per sospendere la seduta.

Disgustoso!

Da osservatrice e da “lombarda”.

Vede On. Ricciardi, non si sceglie dove nascere, né i propri genitori, ma si può scegliere dove vivere!

E noi lombardi lo abbiamo scelto con determinazione e consapevolezza e forse anche le migliaia di cittadini del sud che vengono accolti nelle nostre città e nella nostra regione ogni anno!

E abbiamo scelto anche consapevolmente un nostro Governatore e NOI abbiamo votato per scegliere a chi affidarci per amministrare e dirigere.

Lei ha qualche mandato popolare per attaccare e “chiacolare”?

Non credo proprio.

Da chi è stato messo lì?

Da quale popolo di elettori ha avuto il mandato di andare in un Parlamento non eletto ed avere la parola per attaccare la Lombardia, i suoi abitanti, tutti noi, il nostro dolore e anche il nostro sistema?

Non la annoio con i dati della nostra economia e del nostro tessuto imprenditoriale o del nostro Pil rispetto al resto dell’Italia, non mi interessa!

Oggi parlo solo del dolore enorme e delle ferite che una pandemia, che ha attaccato dove si addensa di più la popolazione, ha lasciato (sperando non torni), segni indelebili che chi non ha provato sulla sua pelle non capirà mai lontanamente.

Ognuno faccia il suo, continui a fare il regista a Pietrasanta o il direttore artistico del Momofest di Massa, con tanto di augurio di un’ottima carriere degna dei più grandi registi italiani, ma l’arte, il talento ed il dono della Politica, nel senso più alto del termine la lasci a chi ha più competenza e conoscenza.

Le ricordo che stava al governo nazionale valutare dall’alto che cosa stava funzionato e cosa no e, nell’emergenza, ad estendere la pratica migliore laddove si poteva migliorarne una!

Tra una diretta Facebook, un’intervista soffietto e una soffiata ai giornali, invece il Governo ha fatto esattamente il contrario di quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione: anziché sostituirsi agli organi locali per tutelare l’incolumità della nazione di fronte alla pandemia, ha abbandonato le regioni, liberandosi così del peso di prendere decisioni e scaricando poi le responsabilità.

L’unica cosa di nazionale che ha fatto il governo Conte, oltre a spiegarci nel dettaglio quando avremmo potuto ritirare personalmente una pizza da asporto, è stata l’imposizione del lockdown a tutta l’Italia, comprese le zone senza alcun contagio, quando avrebbe dovuto chiudere soltanto la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. E, peraltro, lo ha anche fatto ma a scoppio ritardato, lasciando tre giorni di tempo a chi stava al nord di portare nottetempo il virus dove non c’era.

Nei due mesi di quarantena in casa, il governo non ha prodotto nessun piano nazionale per i tamponi, per i test sierologici, per il tracciamento dei positivi e la liberazione dei negativi.

Le mascherine vengono distribuite dalla Gazzetta dello Sport o dai Tabaccai ma non dalla Protezione Civile. Dei guanti e dei rilevatori di temperatura non ne parliamo neppure.

Avendo totalizzato insufficienze ampie su tamponi, test, tracciamento, mascherine e guanti, a questo punto sono in molti gli italiani che potrebbero rispondere di sì alla domanda «lei ritiene di fare meglio?» (cit. Presidente Conte, ultima conferenza stampa) e credo che parecchi avrebbero fatto meglio.

 

Siamo arrivati, così ad oggi, il governo ha presentato il decreto legge, Adesso, scaricando ancora le responsabilità, le regioni italiane possono emanare altrettante ordinanze con cui prendere atto delle scelte del governo oppure modificare le disposizioni del decreto, e alcune lo hanno già fatto, aggiungendo confusione a confusione.

Sempre che la situazione non precipiti, sappiamo già che nel weekend precedente il 3 giugno si ripeterà un altro teatrino fatto di soffiate ai giornali, di bozze di decreto, di interviste autoassolutorie, di dirette Facebook convocate e poi rinviate, di conferenze stampa del sabato sera tipo Fantastico 6, di successive trattative notturne, di modifiche dell’ultimo, del penultimo e del terzultimo momento, di attese della bollinatura della Ragioneria dello Stato e di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

E adesso arriva Lei, on, Riccardi, ed il lombardo direbbe “tel chi” il fenomeno. Il "bauscia" di Pietrasanta che viene a dare lezioni alla Lombardia.

Provi prima ad informarsi (va bene anche Google, se crede,) cosa è accaduto qui da noi, una terza guerra mondiale dove la gente porterà cicatrici perenni per tutta la vita.

Facile parlare dagli scranni blindati dei castelli dorati con stipendi certi e sicuri.

Sa cosa direbbe il popolino qui in Lombardia e ci sono anche tanti 5stelle, vada a “ciapa i rat” e poi ricolleghi il buon senso, il cervello ed il senso civico che spetta a chi pretende di essere un Politico.

ps. una lombarda adottata

 
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L' Editoriale

“Potevano scegliere fra il disonore e la guerra …”

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(Laura Giulia D’Orso)
Historia magistra vitae. Non dovremmo mai dimenticarlo ed invece, senza lungimiranza, dagli errori o dagli avvenimenti passati, sembra si resti estrani e non si impari nulla!
 
29 - 30 settembre 1938, Monaco, Germania. L'oggetto della Conferenza, tenutasi circa l’anno precedente lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, verteva sulle rivendicazioni tedesche della regione dei Monti Sudeti, posta in territorio cecoslovacco, ma abitata prevalentemente da popolazione di etnia tedesca. L’“Accordo di Monaco” con il quale Francia e Regno Unito cedevano alle richieste della Germania di Hitler, fu siglato dai principali uomini politici dell’epoca, Daladier e Chamberlain.

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