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PROGRAMMA TEATRO MANZONI STAGIONE 2020/2021 PDF Stampa E-mail
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Martedì 10 Marzo 2020 10:57

111112 002In calendario otto spettacoli di altissima qualità con compagnie e attori di rilevanza nazionale e progetti d’eccezione. Per il Teatro Manzoni, un’occasione di ripartenza.

«Dopo i mesi della paura sono fortunatamente iniziati quelli della ripartenza, spiega il Sindaco Dario Allevi. Non abbiamo ricette facili e dobbiamo continuare a essere prudenti e responsabili, ma dobbiamo pensare a ricostruire la nostra società e vogliamo farlo partendo proprio dalla cultura. La Stagione teatrale del Manzoni è una bellissima occasione per segnare questo nuovo inizio. È tempo di rialzare il sipario». 

«Il teatro è un servizio pubblico, come i trasporti o l’acqua - dichiara l’Assessore alla Cultura Massimiliano Longo. Per questo durante l’emergenza sanitaria non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato a lavorare sottotraccia. Un lavoro importante, in connessione con altre istituzioni – pubbliche e private - per contenere al massimo le difficoltà di un settore, quello culturale, che impegna tante professionalità diverse e per garantire al pubblico, ancora una volta, una stagione di qualità come Monza merita».

Qualità, denominatore comune

«La “Grande Prosa 2020/2021” si presenta particolarmente preziosa per l’importanza dei protagonisti coinvolti, Stefano Accorsi, Giuliana de Sio, Isa Danieli, Filippo Dini, Arianna Scommegna, Antonio Catania, Gigio Alberti, Barbara Bobulova, Emilio Solfrizzi, Arturo Cirillo, Gianfelice Imparato, Carolina Rosi, Roberto Andò e tanti altri, commenta il Direttore Artistico Paola Pedrazzini. La qualità artistica è il denominatore comune di un’offerta teatrale varia e articolata nei generi drammaturgici e nelle messinscene, che propone grandi classici (da Molière ad Eduardo, da Jane Austin a Stephen King) e interessanti prove di drammaturgia contemporanea (rielaborazioni di grandi classici e testi nuovi a firma di drammaturghi di razza come Sergio Pierattini). In cartellone artisti che si muovono con eccellenza tra il cinema e il teatro e spettacoli che rimandano a celebri capolavori cinematografici (in primis Misery e Regalo di Natale): il cinema resta così in filigrana il fil rouge di questo prezioso cartellone che si arricchisce di virtuose contaminazioni con la settima arte».

La «Grande Prosa».

La stagione inizierà a metà dicembre con «Regalo di Natale» adattamento teatrale del film cult di Pupi Avati che «terrà a battesimo» la «Grande Prosa»; il bellissimo «Anfitrione» (con Antonio Catania, Gigio Alberti, Barbara Bobulova) e il nuovo allestimento de «Il malato immaginario» di Molière con Solfrizzi apriranno il 2021 all’insegna del classico e della sua riscrittura. A febbraio e marzo grandi prove attoriali con «Le signorine» (interpretato da Isa Danieli e Giuliana De Sio), con il nuovo, attesissimo «Patria», testo di Lucia Calamaro per Stefano Accorsi e con «Misery» dal romanzo di Stephen King con Filippo Dini e Arianna Scommegna. In cartellone quindi la prima versione teatrale italiana di «Orgoglio e pregiudizio» e per finire «Ditegli sempre di sì», nuova produzione della compagnia di Luca De Filippo.

Al via dal 9 ottobre la campagna abbonamenti.

 
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L' Editoriale

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Cit. Goebbles  -  il ruolo delle fake news

La minoranza di coloro che leggeranno la frase la attribuirà ad un certo Joseph Goebbles. Altri la cercheranno su internet. Inoltre, navigando online, risulteranno richiami di articoli tipo quello, apparso nel 2016 sul Fatto Quotidiano: Gaffe di Farinetti: “Come diceva Goethe, a forza di ripetere una roba questa diventa vera. Ma la frase era di Goebbels!”

Ed ecco che ci troviamo, noi lettori, in un post fake! Senza saperlo. Più precisamente in un doppio fake!

Non esiste infatti una singola fonte, un singolo libro, un singolo discorso che confermi questa citazione come frase di Goebbels, eppure tutti sono convinti che sia sua.

Inoltre, al contrario, non esiste prova di nessun autore di questa massima; non era Goethe sicuramente ma neppure Goebbels. (che era un gerarca nazista, giusto per conoscenza).

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