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SEVESO: L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CENSURA LA MANIFESTAZIONE DI SABATO 29 GIUGNO PDF Stampa E-mail
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Lunedì 01 Luglio 2019 18:38

Nella mattinata di sabato 29 giugno si è svolta in città una manifestazione sfociata in atti di violenza verbale e in un’irruzione all’interno del Municipio da parte delle decine di partecipanti. Su quanto è accaduto il Sindaco Luca Allievi, a nome della Giunta che guida dal 2018, si sente in dovere di comunicare la seguente dichiarazione: “Quella che doveva essere una ‘camminata’ di protesta nei confronti delle politiche di sicurezza dell’Amministrazione Comunale è andata oltre il lecito consentito dall’autorizzazione della Polizia Locale, mostrando un volto di Seveso che non rappresenta la maggioranza delle persone pacifiche e civili che la vivono. Un anno fa i sevesini sono andati al voto per eleggere i loro nuovi rappresentanti locali e in maggioranza hanno scelto la coalizione da me guidata e il nostro programma, che aveva tra i punti fondamentali il tema della sicurezza. Ereditata dalla precedente Amministrazione Comunale una situazione di carenza sotto questo punto di vista, e in particolare nelle scuole una situazione di grave disagio per alunni, docenti e personale non docente, abbiamo proceduto a mettere mano ai vari plessi del territorio e per la scuola primaria ‘Enrico Toti’, stante la richiesta di aggiungere una ventesima aula oltre alle quattro già non approvate dai Vigili del Fuoco, abbiamo ritenuto opportuno pensare innanzitutto alla messa in sicurezza delle persone, in gran parte minori che si affidano a noi adulti per il loro benessere. Ben due soluzioni di trasferimento in edifici sicuri sul territorio comunale, di cui una praticamente adiacente alla ‘Toti’, sono state immediatamente boicottate da docenti e genitori, che hanno evidentemente messo al primo posto nella scala di importanza le loro comodità, come quella di ‘parcheggiare’ i figli il più vicino possibile a casa. Le stesse persone, che a parole cercano il dialogo, ma che nelle dichiarazioni scritte proclamano ‘democraticamente’ che ‘o si fa come dicono loro o si fa come dicono loro’, hanno organizzato questa manifestazione che, una volta giunta davanti al Municipio, è degenerata in insulti soprattutto al mio indirizzo, nella posa di un mazzo di crisantemi all’ingresso, nell’irruzione in cortile e successivamente all’interno del palazzo e quindi nel tentativo rumoroso (schiacciando il citofono in continuazione e facendo baccano con trombe e fischietti) di penetrare negli uffici della Segreteria, dove il sottoscritto stava ricevendo una dopo l’altra le persone più bisognose della città, quelle che civilmente e con estrema dignità venivano a chiedermi la possibilità di un aiuto. Mi ha particolarmente colpito la strumentalizzazione fatta dei bambini, questo loro utilizzo a fini politici, come scudi umani da portare avanti per imporre con la forza le proprie volontà. Che sono quelle di una minoranza. Ricordo infatti che un’Amministrazione Comunale deve cercare di fare il meglio per i propri cittadini, tutti i cittadini. Spendere 200mila euro per noleggiare per tre anni dei container dove ‘infilare come pacchi’ i bimbi di Baruccana in barba a tutte le più elementari norme di sicurezza, quando ci sono aule libere e pronte sia all’oratorio che alla secondaria di primo grado ‘De Gasperi’, sarebbe anche ingiusto nei confronti di tutti gli altri cittadini, che giustamente chiedono che il denaro pubblico venga utilizzato al meglio. Insultare, forzare, aggredire verbalmente e se non fossero intervenuti gli agenti di Polizia Locale e i Carabinieri chissà cos’altro sarebbe successo... È questa la democrazia? Come se fossimo al mercato del bestiame dove ‘chi vusa püsé la vaca l'è sua’… La democrazia è un’altra cosa. La democrazia è andare a votare per eleggere i propri rappresentanti nelle istituzioni il cui mandato è scritto nel programma elettorale. La mia coalizione ha vinto le elezioni del 2018 e intende governare la città per darle una prospettiva futura di efficienza, modernità, sicurezza, nel rispetto della legalità e della salvaguardia dell’ambiente. Chi vuole che il Comune vada avanti con gestioni anarco-populiste, riducendo la città a brandelli, è già stato sconfitto un anno fa alle elezioni e sarebbe bene che, invece di strumentalizzare bambini e adulti che non riescono o non vogliono comprendere l’importanza della sicurezza delle nostre scuole, si facessero un esame di coscienza. Stride col buonsenso e col buongusto vedere tra le fila dei manifestanti, nell’intento di gettare ‘benzina sul fuoco’, chi ha rappresentato dal 2013 al 2018 il governo della città, quindi chi per un lustro ha avuto la possibilità di avviare anzitempo le contromisure all’aumento degli abitanti della località Baruccana e di conseguenza della popolazione scolastica. Riguardo a quanto accaduto sabato mattina l’Amministrazione Comunale valuterà nei prossimi giorni l’avvio di azioni legali volte a tutelare in particolare il rispetto delle istituzioni e dei luoghi che le ospitano”.

 
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L' Editoriale

Io sto con la Legge Italiana :#io NON sto con Carola

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso). Sarà che sono stata “tirata su” a pane, studio, sport e disciplina. Sarà che se vìoli le regole dello sport che pratichi sei fuori dai giochi. Sarà che è sempre più facile per chiunque dire sì che opporre un divieto, sarà che in uno Stato di Diritto quale l’Italia è, si presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle Leggi vigenti e lo Stato stesso sottopone esso medesimo al rispetto di Codici e di Costituzioni scritte, sarà per questo che #io NON sto con Carola! Si chiamasse pure Paola o Cristina e fosse francese o italiana non farebbe alcune differenza per me.
Trasformata da imbellettati e ricchi esponenti di sinistra in paladina, la signorina in questione ha violato la legge italiana. Intenzionalmente e volutamente. Riprendendo il tormentone della sinistra di qualche tempo fa (ma non gli è bastata la batosta elettorale!?!) del “senza se e senza ma” … in Italia si applica in maniera pragmatica la legalità e non si pretenda perciò di forzare il Codice di diritto del Mare e della Navigazione, il cui codice ho avuto modo di leggerlo già all’epoca dei Marò detenuti illegalmente in India.