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Lunedì 01 Aprile 2019 17:36

"Ho ucciso Stefano leoperchè era troppo felice".

Non sopportava la sua felicità, era troppo felice, voleva “solamente” ammazzare un ragazzo simile a lui il cui torto era sorridere alla vita, togliergli tutte le promesse di un futuro, portarlo via ai suoi parenti e ai suoi amici. Sorrideva. Parole raccontate ai carabinieri da Said Machaouat, il 27 anni marocchino, che ha confessato di avere ucciso Stefano Leo, il 33enne accoltellato alla gola il 23 febbraio ai Murazzi. Tutto qui: camminava sorridendo ascoltando musica con gli auricolari nelle orecchie, come tanti giovani! 

Smile tho' your heart is aching

Smile even tho' it's breaking

When there are clouds in the sky

You'll get by

If you smile

Thro' your fear and sorrow

Smile and maybe tomorrow

You'll see the sun come shin-ing thro' for you …..

 

 
 

Sorridi, anche se il tuo cuore è dolorante

sorridi, anche se si sta spezzando

 quando ci sono nuvole nel cielo

 andrai avanti

se sorridi

attraverso le tue paure e il dolore

sorridi e forse domani

vedrai il sole che verrà a splendere

per te

Illumina di gioia il tuo volto

nascondi ogni traccia di tristezza

sebbene tu sia quasi

sul punto di piangere

è il momento che devi continuare a provare

sorridi, a che serve piangere?

scoprirai che la vita vale la pena viverla

se solo sorridi

è il momento che devi continuare a provare

sorridi, a che serve piangere?

scoprirai che la vita vale la pena viverla

se solo sorridi

     
Sorridi
 
Sorridi, anche se il tuo cuore è dolorante
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
andrai avanti
se sorridi
attraverso le tue paure e il dolore
sorridi e forse domani
vedrai il sole che verrà a splendere
per te
Illumina di gioia il tuo volto
nascondi ogni traccia di tristezza
sebbene tu sia quasi
sul punto di piangere
è il momento che devi continuare a provare
sorridi, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale la pena viverla
se solo sorridi
è il momento che devi continuare a provare
sorridi, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale la pena viverla
se solo sorridi
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.