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11 Settembre 2001 Fratelli d’America PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Settembre 2018 07:14

(Laura Giulia D’Orso). Bisogna perdonare agli altri, per stare in pace con Dio. Ci hanno insegnato che non c'è vero perdono se non si dimentica, che è impossibile perdonare davvero quando torniamo continuamente sulla ferita e ricresce il rancore e solamente quando dimentichiamo l'offesa possiamo ricominciare.

Eppure i ricordi sono incancellabili, le esperienze restano incise nel subconscio per sempre, lo dice la scienza. La memoria custodita ci fa rivivere tutto ciò che credevamo fosse già dimenticato.

Ogni vittima ha un volto, un vissuto, un passato. Ogni guerra ha i suoi morti. Ogni guerra ovunque essa venga combattuta è dolore ma, la questione di fondo non è tanto vincere o perdere, vivere o morire; ma come si vince, come si perde, come si vive, come si muore.

Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà.

11 settembre 2001, New York, Washington, Pittsburgh in Pennsylvania, quella non fu guerra.

Per questo è necessario distinguere tra perdono e oblio. Perdonare ci guarisce, sempre.

Coltivare la memoria significa invece comprendere l’inestimabile ricchezza morale di pace che ci ha trasmesso la nostra Cultura. Nel ricordo di quei morti, nel ricordo di tutti i morti di tutte le guerre, nel ricordo dei morti di civili e di popolazioni inermi, nel ricordo di quegli eroi rimasti ignoti, a tutti loro e a quanti aiutarono, pompieri, medici, semplici cittadini va la nostra gratitudine.

“E questo corpo enorme che noi chiamiamo Terra

Ferito nei suoi organi dall'Asia all'Inghilterra

Galassie di persone disperse nello spazio

Ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio

Di madri senza figli, di figli senza padri

Di volti illuminati come muri senza quadri

Minuti di silenzio spezzati da una voce

Non mi avete fatto niente ….

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L' Editoriale

Il nuovo gioco dei ragazzini incoscienti.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D’Orso). Prima fu la moda dei treni in corsa da evitare, poi arrivò quella dei selfies scattati su “abissi” aperti come voragini ai loro piedi, adesso il nuovo “gioco” degli adolescenti si potrebbe chiamare “come ti schivo gli autobus”.

Un video caricato su youtube ha messo alla gogna l'autista di un bus francese che, dopo aver schivato uno studente che attraversa, intenzionalmente, è stato ripreso mentre schiaffeggia l'adolescente, reagendo ai suoi insulti.

Il fatto si svolge in una trentina di secondi, appena il tempo di una brusca frenata, la presa di coscienza di non aver schiacciato nessuno e la reazione da padre di famiglia dell’autista, egli stesso genitore di due figli.

Il tutto avviene ormai sotto l’occhio del “grande fratello” smartphone di un altro studente.

Ovviamente scoppia la polemica tra chi prende le parti dell'autista, che rischia il licenziamento, e chi quelle del ragazzo. La Società per cui lavora, ha avviato un'indagine disciplinare perché, affermano, contrario ai principi e ai valori di chi lavora nei servizi pubblici".

Ma per favore!

Ragazzi scesi in un inferno senza futuro, stupidi, arroganti, abituati in casa a dare del cretino ai genitori che invece giocano a fare gli amici più che i genitori stessi.

Genitori imbecilli, che gareggiano con la propria prole, trasformandosi in ridicoli “ragazzi di 40/50 anni”, che per evitare l’insulto o la “scocciatura” di un perentorio NO non reggono il confronto, perché si è ragazzi a 13 anni ma a 50, si dovrebbe essere adulti e maturi.

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Grazie a tutti: la F1 come lezione di vita

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(di Mattia Mauri). Ci sono tre parole che, più delle altre, ho sentito in questi tre giorni passati a Monza in Autodromo a vivere il weekend della formula 1, bellissimo nonostante il sogno del venerdì e del sabato si sia bruscamente interrotto trasformandosi nell’incubo domenicale di un’altra occasione mondiale sprecata da Seb Vettel.

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