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Spettacolo pirotecnico della Festa di San Giovanni: Lunedì 24 giugno dalle ore 22.00

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“in cantiere” alcune novità per fisco e lavoro PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Luglio 2018 05:49
Il Consiglio dei Ministri ha approvato la versione definitiva del “decreto dignità” le cui disposizioni entreranno in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento definitivo. Le novità fiscali Di seguito illustriamo le principali novità di carattere fiscale contenute nello schema del decreto.
Redditometro - modifiche Viene introdotta una disposizione secondo cui il decreto ministeriale attualmente vigente, che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva (DM 16.09.2015), non ha più effetto per i controlli ancora da eseguire relativi al 2016 e agli anni successivi. Viene prevista l’adozione da parte del Mef di un nuovo decreto in materia, dopo aver sentito l’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Spesometro - rinvio Viene previsto il rinvio della prossima scadenza per la trasmissione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (“spesometro” – articolo 21, Dl 78/2010). Nel dettaglio, viene stabilito che i dati relativi al terzo trimestre 2018 possono essere inviati telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 28.02.2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre (cioè il 30.11.2018).
Split payment – abolizione parziale Viene prevista l’abolizione del meccanismo della scissione dei pagamenti (“split payment” – articolo 17-ter, Dpr 633/1972) per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o di acconto. Delocalizzazione imprese beneficiarie di aiuti Introdotta una misura volta a sanzionare le aziende beneficiarie di aiuti che delocalizzano l’impresa al di fuori dell’UE. Secondo quanto previsto dallo schema di decreto, fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere operanti sul territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato per l’effettuazione di investimenti produttivi decadono dal beneficio qualora l’attività economica interessata (o un’attività analoga o parte di essa) venga delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione Europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa da due a quattro volte l'importo dell'aiuto fruito. Inoltre, fatti salvi i vincoli derivanti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato e di utilizzo dei fondi strutturali europei, le imprese italiane ed estere operanti sul territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato per l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata (o un’attività analoga o parte di essa) venga delocalizzata dal sito incentivato entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato. Disposizioni integrative in materia di iper ammortamento L’incentivo conosciuto come “iperammortamento” spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. Se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo i beni agevolati vengono ceduti a titolo oneroso o destinati a strutture produttive situate all’estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, si procede al recupero del beneficio. Il recupero avviene attraverso una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d’imposta in cui si verifica la cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione degli investimenti agevolati per un importo pari alle maggiorazioni delle quote di ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi. Disposizioni integrative in materia di Ricerca & Sviluppo Agli effetti della disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, non si considerano ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali derivanti da operazioni intercorse con imprese appartenenti al medesimo gruppo. La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge e vale anche per la determinazione della media di raffronto. I costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei suddetti beni immateriali assumono rilevanza solo se i suddetti beni siano utilizzati direttamente ed esclusivamente nello svolgimento di attività di ricerca e sviluppo considerate ammissibili al beneficio. Le novità in materia lavoro Di seguito illustriamo le principali novità in materia lavoro contenute nello schema del decreto.
Contratti di lavoro a termine Attuata la modifica della disciplina dei contratti a termine con particolare riferimento ai seguenti elementi: 1. la durata massima del rapporto viene ridotta a 24 mesi; 2. il datore di lavoro deve giustificare l’apposizione del termine per tutti i rapporti di durata superiore a 12 mesi (esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attività, esigenze sostitutive di altri lavoratori, esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria); 3. nel caso di rinnovo, deve essere sempre apposta la giustificazione del termine, ed il contributo addizionale viene incrementato a 0,5%; 4. il termine deve avere forma scritta; 5. il numero delle proroghe viene ridotto a 4. 
 
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L' Editoriale

Guida semiseria alla sobrietà ... piccole avvertenze per il maschio italico

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(Laura G. D'Orso).… premetto che per l’argomento trattato “nessun essere di razza umana maschile” è stato da me maltrattato durante la stesura di questa piccola guida!

Tutte le città italiane hanno due facce, una sonnacchiosa, chiusa, fredda e ventosamente pigra in inverno e l’altra chiassosa, schiamazzante e vivacemente affollata da giugno in poi, soprattutto quando si aggiunge la chiusura delle scuole. Chi ci vive e lavora, da un po’ di anni deve farci i conti. Lo sa e ... aspetta smarrito. Arriva giugno e … la città non è più la sua.

Se in inverno, sotto la pioggia o fra la nebbia gelida, chiunque si imbattesse in un altro suo simile, risulterebbe in grado di ricostruire l’albero genealogico fino a quattro generazioni (e ci includo la cassiera dell’Unes vicino all’ufficio), ecco che da giugno in poi, tutto ciò che esiste di umanamente calpestabile, prati, aiuole e monumenti compresi, sono presi d’assalto da orde di persone di cui non hai mai visto neppure lontanamente il viso.

Sono turisti? Viaggiatori? Ospiti? Stranieri? Magari sono anche solamente gli autoctoni locali che si sono “vestiti” da vacanzieri”.

I residenti, lavoratori inclusi, tradendo una leggera insofferenza procedono la loro faticosa esistenza cercando di sopravvivere! Eppure creare una guida “fashion” proprio per coloro che una volta all’anno si liberano dal giogo delle nebbie padane e si godono il periodo di sole, potrebbe essere utile per il quieto vivere.

E’ inutile sottolineare che Anna Wintor fondatrice e redattrice di Vogue, tratterebbe a stento un’espressione vagamente sgomenta nel vedere un qualsiasi uomo che si rechi al lavoro in versione “brianzolo-in-vacanza-a-Rimini” e non me ne vogliano né i brianzoli né i riminesi! Se il mondo fosse un posto giusto, ma l’ho già appurato da anni che non lo è, non dovreste più indossare in città quell’abbigliamento vagamente  mix tra Ibiza e Rio de Janeiro durante il carnevale.

E qui iniziamo con la prima e forse più importante regola aurea: nudo si gira a casa propria (vale sia per i ragazzi che per le ragazze). Indecenza a parte, ogni essere umano ha sempre un amico “maitre d’élégance” che partorisce la stessa frase da anni: “vestiti leggero tanto nelle città afose non se ne accorge nessuno, pure se giri nudo!”. Perciò la conseguenza è che “il passeggio buono” di una volta, lo “struscio” degli anni ’60, il quadrilatero della moda, si trasforma così per molti nell’autostrada A14, quella che, per intenderci, porta da Bologna al Gargano transitando verso lidi assolati e caoticamente festaioli.

Sembrerebbe scontato ma non lo è. Da giugno a settembre infatti in città ormai è quasi abitudine imbattersi in persone che entrano nei negozi e nei supermercati vestiti nello stesso identico modo in cui andrebbero vestiti in spiaggia. (salvo poi tonsilliti causa aria condizionata “sparata a palla” ovunque ci sia un posto chiuso).

Sarebbe ottimale che, oltre al senso del decoro, si potesse indossare anche quello della misura.

Camicie di lino, abiti destrutturati, chemisier di cotone, avete solo l’imbarazzo della scelta, l’importante è che almeno un po’ siate coperti.

Altro tasto veramente dolente: la canottiera. Cito testualmente dall’Enciclopedia Treccani: “canottiera: indumento intimo senza maniche, di filo di cotone o lana, simile a quelle del canottaggio da indossare sotto l’abbigliamento”. RIPETO, SOTTO.

Qualunque altro utilizzo è inspiegabile. Eppure all’arrivo dei 28  gradi, è tutto un proliferare di canottiere aderenti e scolorite. Comprendo bene la necessità di stare comodi o freschi, ma per quello c’è il letto di casa, o il divano magari similpelle che appiccica! Quelle “canotte” spesso schiacciate su addomi prominenti, muscolosi o tatuati che lasciando intravedere tutto il “sotto-avambraccio”, andrebbero ritirate al mittente.

Vi assicuro che una camicia bianca di cotone fa mille volte di più la sua bella figura e, se proprio volete affascinare il gentil sesso, e vi “selfate” in continuazione o vi postate in versione estiva su Instagram, una camicia di lino è sempre molto attuale! (non sbottonata per tre quarti, per favore).

Parliamo adesso di borse e marsupi, sì perché gli stilisti già da tempo hanno sdoganato la borsa per il maschio. Ma che ci mettete dentro?! Un uomo riesce con abile capacità di sintesi a riempire un portafoglio e basta! Le borse lasciamole alle donne e i marsupi ai marsupiali, mica siete dei canguri o degli opossum! Neanche Gucci ce l’ha fatta a convincermi che il marsupio sia un accessorio chic e costosissimo (on line il negozio te lo regala solamente a 890 euro, un affarone!)  Chi siete voi per insistere su questa strada? Se proprio volete portavi dietro qualcosa di più ingombrante come telefono, i-pad o chiavi del maniero di proprietà, uno zainetto discreto e maschile sarà sufficiente.

Ma cosa può esserci peggio del marsupio cittadino in un caldo pomeriggio assolato milanese? La ciabattina di gomma. Essa oramai vive di luce propria; si è insinuata nelle moltitudini di piedi piatti che brulicano e strascicano per la città, silenziose ed invisibili come i pokemon. Un tempo usate nelle docce delle palestre o in spiaggia, la ciabatta ha raggiunto la vetta della popolarità quando l’ha indossata per la prima volta Gisele Bundchen, top model brasiliana. Vorrei sottolineare TOP MODEL,  se voi non siete come lei (1,80 di altezza per 86-61-86) e non sono i numero del Lotto ma le sue misure o, come il suo sexy marito Tom Brady, beh in città lasciatele a casa per la doccia.

Anche i bermuda, se non avete più dieci anni, in città evitateli. Lo so che anche loro sono stati rivisitati dagli stilisti con giacca e camicia ma non danno un’immagine professionale. Pensate se in ospedale o in tribunale il medico che vi visita o il magistrato che vi giudica si presentassero così vestiti, credo perderebbero di credibilità.  Se proprio però non potete fare a meno del pantaloncino corto, che sia due dita sotto il ginocchio. (né hot pant, né pinocchietto). Il galateo per non sbagliare suggerisce “un pantalone lungo e morbido in un tessuto estivo per eccellenza come il lino”. Vi farà fare sempre un figurone.

E se dopo aver letto tutto ciò aprite l’armadio sconsolati, non preoccupatevi non c’è mai un limite a questa pazza moda estiva, sempre che la Ferragni e Fedez siano d’accordo!

 

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.