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Federlegnoarredo e Assocarta insieme per la ricostruzione dei boschi italiani bruciati PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 22 Novembre 2017 21:56
Una giornata per piantare nuovi alberi e restituire alle comunità spazi verdi, a seguito degli incendi boschivi che recentemente hanno colpito la penisola. È la tradizionale "Festa dell'Albero" di Legambiente, con il sostegno del Ministero dell'Ambiente, FederlegnoArredo, Assocarta, Conlegno, e AFI-Associazione forestale italiana, che promuoveranno alcune piantumazioni simboliche in aree protette e territori colpiti dagli incendi.
FederlegnoArredo già a luglio aveva attivato una gara di solidarietà fra le aziende associate per ricostruire i boschi delle aree del Vesuvio distrutti dagli incendi attraverso l'acquisto di piante autoctone da utilizzare per la riforestazione. Nel corso dell'estate 2017 sono infatti andati letteralmente in fumo migliaia e migliaia di ettari di superfici boschive da nord a sud della penisola.
 
FederlegnoArredo ha intensificato gli sforzi per promuovere politiche forestali moderne in grado di proteggere il territorio del nostro Paese.  "Noi rappresentiamo la filiera del legno, dell'arredo e del bosco, e lo ripetiamo da sempre: un bosco curato è un bosco sicuro. Non mantenerlo significa gestire male il nostro territorio" commenta Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo. "L'Italia si attesta ai primi posti fra i Paesi che importano legname, denotando quindi una scarsa valorizzazione delle realtà produttive nazionali di eccellenza. Oggi servono procedure più snelle per poter autorizzare l'apertura di strade o piste temporanee nei boschi, e questo non soltanto per garantire un più facile prelievo delle risorse legnose agli attori autorizzati, ma soprattutto per la tutela del territorio stesso: una corretta viabilità forestale assicura infatti un intervento più tempestivo in caso di incendi boschivi, il dramma di questi mesi.
 
Come Federazione siamo sempre stati attivi su questo tema anche al fianco delle Regioni, promuovendo nel passato un accordo inter-regionale sul prelievo boschivo con Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Liguria, e siamo pronti a collaborare ancora. Va avviata una riflessione urgente e seria sull'utilizzo del bosco italiano, promuovendo una gestione centrata sull'utilizzo del legno nel pieno rispetto dell'ambiente".
 
Sulla stessa linea Assocarta che con il suo Presidente Girolamo Marchi condivide l'urgente necessità di attuare politiche forestali efficaci su scala nazionale che favoriscano la pulizia dei boschi e li rendano più sicuri. "In un Paese come l'Italia, tradizionalmente povero di materie prime, il bosco e la sua biodiversità sono un patrimonio da salvaguardare, tutelare e curare che può divenire fonte di reddito generando nuovi posti di lavoro" evidenzia Marchi.
"L'industria cartaria da sempre valorizza il patrimonio forestale utilizzando solo prodotti forestali certificati provenienti da foreste gestite in modo sostenibile. In Italia la principale materia prima per produrre carta è la carta da riciclare dalla quale si ottiene oltre la metà della produzione cartaria nazionale (55%). La restante percentuale di materia prima è costituita da legname certificato o proveniente per il 75% da foreste europee ed extraeuropee gestite in modo sostenibile. Usare legno proveniente da foreste ben gestite non è causa di deforestazione, ma anzi fornisce un valore alla foresta che viene così messa al riparo dalla richiesta di terreno da parte di altre attività oltre che dalla produzione energetica".
 
La Festa dell'Albero è la storica campagna di Legambiente per la tutela del verde e del territorio nell'ambito della Giornata Nazionale degli Alberi che si realizza fin dal 1898, richiamando l'attenzione di tutti sull'importanza dei boschi e delle foreste, sul loro fondamentale ruolo di polmone verde per la Terra. La campagna nazionale vuole mettere l'accento sulla tutela del patrimonio arboreo, la riqualificazione del verde urbano, la valorizzazione degli spazi pubblici, la messa a dimora di nuovi alberi, la biodiversità contro i mutamenti climatici e il dissesto idrogeologico.
 
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L' Editoriale

Noi che .... anche senza treccine

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(Laura Giulia D'Orso). Noi che non avevamo smartphone, tablet e connessioni per riprenderci in corteo e farci selfie ma quando dovevamo comunicare usavano il telefono di quel “toscanaccio” di Antonio Meucci.

Noi che, se non eravamo figli unici, ci “passavamo” i vestiti, i cappotti, e … le scarpe si facevano risuolare. (E’ nato così l’abbigliamento unisex!!!)

Noi che avevamo un solo paio di scarpe da ginnastica (si badi bene…. ginnastica e non sneaker) e che venivano usate prettamente a scuola in palestra).

Noi che conoscevamo a memoria la toponomastica della nostra città, ma non solo, anche quella del capoluogo più vicino perché, gambe in spalla, ce le siamo percorse tutte a piedi, sviluppando orientamento ed istinto, senza bisogno del navigatore (al limite c’era “tuttocittà”).

Noi che avevamo un solo cappotto pesante, uno leggero e quando aprivamo l’armadio per scegliere un vestito per qualche occasione non esclamavamo mai che non avevamo nulla da indossare quando i capi trabordavano dalle ante chiuse a forza.

Noi che non ci facevamo investire in città o chiamare dai genitori cento volte per la cena perché non avevamo gli auricolari nelle orecchie a tutto volume.

Noi che avevamo uno o due televisori al massimo ma non pagavamo immense cifre per lo streaming, per i canali via satellite, per gli abbonamenti al calcio, ai film, alle serie tv e sentivamo 90’ minuto la domenica e andavamo al cinema solo nelle ricorrenze, per non creare polveri sottili che poi avremmo inalato!

Noi che abbiamo sempre mangiato a chilometro 0, pane con burro, nutella o salame e non facevamo venire dall’altro emisfero con gli aerei (vedi scie chimiche!!!) come i “radical chic” il Guacamolo, i Burrito, il Kebab, il Pisco, i Donats.

Noi che per comprare qualsiasi cosa entravamo in un negozio e se ci andava bene e ci piaceva lo compravamo, non usavamo e-commerce e non avevamo bisogno di fare arrivare qualcosa ordinandolo on-line da distanze siderali per poi rispedirlo indietro perché non era la misura giusta o non era quello che ci eravamo immaginati.

Noi che a scuola si studiava geografia astronomica e sapevamo che le era glaciali erano state almeno 5 (vd. Charpentier e Warren) e che nel Protozoico c’erano state variazioni dell’orbita terrestre che avevano mutato il clima surriscaldandolo. (non mi risulta ci fossero già in circolazione automobili o caldaie o fabbriche o plastica)

Noi che fino a quando non abbiamo messo “su famiglia” non avevamo problemi di comprare auto diesel euro 6, benzina rossa, verde o gpl ma usavamo i mezzi pubblici intrisi d’inverno di quel bel “bagnato” che trasudava da alito e sudore a piccole gocce sui finestrini appannati.

Noi che vogliamo tutti un mondo migliore ma che non ci facciamo strumentalizzare!

p.s. Firma anche tu la petizione: non volere più le cannucce quando ordini un cocktail al bar, bevi dal bicchiere!

 

Nomen Omen - Sanremo 2019

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Non ne faccio sicuramente una questione di italiano o non italiano, il pezzo di Mahmood poteva cantarlo anche un fiorentino con l'accento toscano incallito, o romano “de” Trastevere, solo che il motivo che ha vinto questa edizione del festival è di una bruttezza assoluta. Questo è il mio parere da “giornalista”, ma visto che il parere della Stampa e della Giuria tecnica (decisamente poco competente per quel compito), vale un …. sacco (anche se non si è capito quanto), allora mi permetto di giudicare. Se si pensa che adesso rappresenterà l’Italia all’Eurofestival, beh gli faccio proprio gli in bocca al lupo.
Ultimo è piaciuto al pubblico, questo è un dato di fatto! Visto che Dandini, Bastianch & company al limite si limiteranno a comprare un cd, vedo più commercializzabile il pezzo del ragazzo romano che ….. scusate tanto non è proprio l’ultimo dei “barlafüs” e accettate il mio lombardismo.
Nato a Roma ha seguito tutto il percorso di studi al Conservatorio Santa Cecilia, fondata nel 1556, incentrato sullo studio del pianoforte e poi della composizione, inizia a scrivere e comporre canzoni già all'età di quattordici anni. Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, conosciuto in tutto il mondo accademico musicale, opera in ambito nazionale ed internazionale, svolge un’opera attenta, seria, e professionale nello sviluppo dei talenti sul territorio, realizza attività di formazione.
Il tempo è un ottimo misuratore di torti e ragioni. Basta aspettare. Diceva già tempo addietro Mark Twain: «se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».