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Storia di quelle tre note che da 155 anni onorano i Caduti di tutte le Guerre PDF Stampa E-mail
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Lunedì 07 Agosto 2017 21:33
(laura Giulia D'Orso). https://youtu.be/EV_Q03zvtkM
arlington cemetery washingtonLa Liberazione .... il governo italiano aveva firmato la resa, ci eravamo arresi. Ci fu l'armistizio. Fummo liberati il 25 aprile dagli Alleati, che sbarcati al sud erano già arrivati a Roma, aiutati anche dai partigiani "bianchi e rossi".
Tutti sull'attenti, è il ricordo di chi non c’è più e che per la nostra Patria è caduto. 
Sol, Do, Mi: sono le uniche tre sole note per uno degli squilli di tromba più suonati. E’ una sequenza semplice, in ambito militare, in Italia nota con il titolo “Il Silenzio”. Eseguita in cerimonie sia istituzionali che militari, in modalità diverse però, perché di quella sequenza esistono varie versioni. C’è quella d’ordinanza, più breve e semplice, che si fa solo con le note a vuoto (suoni armonici) cioè senza schiacciare i tasti della tromba, ma cambiando la pressione del fiato e la tensione delle labbra; è una versione suonata nelle cerimonie militari in cui c’è un protocollo da rispettare.
E a queste si aggiunge quella cosiddetta “fuori ordinanza”, più lunga, eseguita ai funerali e contiene variazioni e modulazioni in cui si utilizzano anche altre note, oltre agli armonici. Questo motivo tanto popolare ha origini lontane, nel 1862, durante la guerra civile americana. Mentre il conflitto tra gli Stati dell’Unione dei nordisti e quelli Confederati dei sudisti infuocava, il generale Daniel Butterfield ebbe l’idea di ispirarsi a “Scott Tattoo”, un brano strumentale per tromba che veniva suonato sin dal 1835: opportunamente riadattato divenne il brano così come lo conosciamo ancora oggi: “Taps”.
 
La semplicità e al tempo stesso l’intensità dell’assolo. Nel 1874, venne ufficialmente riconosciuto dall’Esercito degli Stati Uniti d’America, tanto da diventare ben presto una consuetudine nei funerali militari nel mondo.
Bisogna vedere i cimiteri militari sparsi per il mondo ed in Italia per comprendere la "vera liberazione", io li ho toccati con mano. Ho pestato l'erba nel Cimitero di Arlington a Washington, sono stata sulle coste della Normandia, ho viso il luogo dove giacciono in pace soldati di tante nazioni che ci hanno aiutato che riposano nel cimitero della città di Cassino: soldati Polacchi, Canadesi, neo Zelandesi, Soldati Ebrei che combatterono al fianco degli Italiani, 4.266 tombe di militari provenienti dal Regno Unito, Nuova Zelanda, Sudafrica, India, Nepal e Pakistan ed anche un soldato dell'Armata Rossa, sepolte tutte cimitero americano normandiavicine, insieme quasi a farsi coraggio. Perché nella morte non c’è distinzione. Le forze armate germaniche in Italia hanno ancora 120.000 soldati caduti, sepolti dai “nemici” sul Passo della Futa. In Italia c’è anche un Cimitero cosacco 'caucasico' di Trasaghis, in Friuli Venezia Giulia. In Carnia (Udine), furono dislocati dai tedeschi i profughi 'sovietici' appartenenti a diversi gruppi ucraini e turchi (kazaki, turkmeni), rastrellati fra gli scontenti dello stalinismo durante la campagna di Russia.
Sta arrivando la data del 25 Aprile, sarà il 74 anniversario della ricorrenza e sarà come sempre motivo di polemiche. La Liberazione .... siamo stati liberati, avevamo firmato l' armistizio, ci eravamo arresi. Nessuno si prenda il merito del 25 aprile!
Cito allora Piero Calamandrei (1889 –1956) avvocato: ”…. ovunque è morto un giovane, di qualsiasi nazione, per riscattare ciò in cui credeva, ha dato la vita ai vivi per difendere pari giustizia e pari dignità". Non ci sono confini giusti nelle guerre, non ci sono Mafie buone o cattive, nei Conflitti si perde comunque sempre da entrambe le parti. Tutti sull'attenti, è il ricordo di coloro che non ci sono più: SOL,DO,MI da qualunque posto del mondo siano venuti. Grazie anche a loro che l'Italia fu liberata.
 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.