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“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” PDF Stampa E-mail
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Lunedì 07 Agosto 2017 21:28

pppp(Laura Giulia D'Orso). Il 7 Aprile 2004 viene ritrovato l’aereo di Antoine de Saint-Exupéry abbattuto il 31 luglio 1944. Del corpo dell’autore, nessuna traccia.

Il Lockheed Lightning P-38 era in ricognizione tra la Corsica e la Provenza: quel tratto di mare fu l’ultima cosa a cui l’autore di uno dei libri più amati della storia, “Il Piccolo Principe”, andò incontro, colpito a morte da un caccia della Luftwaffe, la temibile aviazione tedesca della II guerra mondiale. Ci vollero 60 anni per venire a capo di quello che sembrava essere un mistero quasi irrisolvibile. Era passato così tanto tempo, era caduto il Muro che divideva le due Germanie. Era il 7 aprile del 2004.

Quasi che la Storia volesse tenere per sé una leggenda, un racconto di vita che i bambini potevano leggere come fosse Peter Pan, il ragazzo che non moriva mai. L’autore del Piccolo Principe sapeva volare proprio come nelle favole!

Il racconto, infatti, fu pubblicato il 6 aprile del 1943 da Reynald & Hitchcock in lingua inglese, seguito a pochi giorni di distanza in francese per arrivare ai giorni nostri ad essere una delle opere letterarie più lette della storia, tradotto in quasi 250 lingue in tutto il mondo, stampato in oltre 134 milioni di copie.

L’aereo con cui affondò il suo autore fu ritrovato il 7 aprile di 61 anni dopo…… ma di lui, nessuna traccia.

“… gli uomini hanno delle stelle che non sono tutte uguali. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide; per gli altri … non sono che delle piccole luci…. ma tutte queste stelle stanno zitte, tu avrai delle stelle che nessuno ha!...”

Cosa vuole dire chiesi:

Il piccolo Principe sussurrò “…. quando tu guarderai il cielo, la notte, io abiterò in una di esse!” Passammo del tempo a parlare, lui su un albero, io mi addormentai. Nel racconto l’aviatore in volo sopra il deserto del Sahara costretto da un'avaria ad atterrare nel mezzo del nulla è biografico. Pensava al bello, ai racconti alla scrittura all’evasione tramite parole, era solo sotto il cielo trapunto di stelle, lontano mille miglia dalla civiltà, dalla guerra.

“Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia”.

E, forse, mi piace pensare che non fece neanche rumore quando si inabissò nell’acqua davanti alla Corsica. Era il 31 luglio del 1944.

I commilitoni raccontano che l’aereo si alzò dolcemente in volo, librandosi nell’aria della giornata estiva in quella che doveva essere l’ultima missione assieme al suo famoso pilota, Antoine de Saint-Exupéry.

I suoi ultimi versi da scrittore furono per l’umanità in guerra: “Piace pensare che, alzando gli occhi, ci guardi qualcuno da una stella mentre è impegnato a innaffiare le rose, perché … se tu vuoi bene a un fiore che sta in una stella, è dolce, la notte, guardare il cielo”.

 
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L' Editoriale

L’uomo che scoprì come dialogare con Dio

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Si racconta che Johann Sebastian Bach fosse un uomo chiuso e di pochissime parole, per dialogare con lui bisognava conoscere solamente la musica. Conobbe sua moglie in una chiesa ad Amburgo, lei giovane cantante ventenne, lui organista oramai quarantenne, nella Chiesa di Santa Caterina. Lui era da solo, intento a provare nel silenzio freddo, senza pubblico. Lei rimase invisibile agli occhi di lui e restò lì per ascoltare quel linguaggio celestiale che egli dedicava a Dio.

Poi con lo spegnersi delle ultime note i loro sguardi si incontrarono. Nel dicembre del 1721, lui la chiese in sposa e lei accettò sapendo che non c’era per lui altro che Dio e la sua musica.

A pensarci bene, da sempre, solamente Amore e Musica sono le lingue primordiali che tutti gli uomini di tutti i tempo possono comprendere e con cui possono comunicare, senza l’ambiguità delle parole, solo sette note, 88 tasti tra cui 52 bianchi e 36 neri, semitoni cromatici o diatonici.

E lui di essi viveva.

Il giorno insegnava musica agli studenti a costo di fatica e sacrifici economici e Anna Magdalena mescolava la sua anima alla sua.

Conoscerlo non era stato facile per lei. Lui poche parole e tanti pentagrammi, lavorava di giorno e di notte i suoi occhi erano dedicati a comporre, scriveva spartiti al buio di una candela anche quando cominciò a soffrire di cataratta. Allora fu lei sotto dettatura a continuare per lui.

Non vendette mai uno spartito, la musica composta erano come uno scambio epistolare fra lui ed il Divino, fra lui e Magdalena. Niente parole solo musica fra loro.

Si spense a sessantacinque, dopo aver dato la possibilità a Dio di venire sulla terra fra gli uomini. In vita aveva composto un libretto in cui erano annotati tutti i suoi brani e Magdalena lì prese in consegna, e a lei sembrava che rileggendo quegli spartiti composti per lei, lui fosse ancora, che non potesse morire mai.

Si dice che succeda sempre così “chi vede Dio poi resti cieco”.

Dopo dieci anni fu il suo turno, richiamata a Dio sepolta e dimenticata.

Dovettero passare anni perché un certo Felix Mendelsshon, riscoprisse gli spartiti del maestro.

La musica, si sa non si addice ai sordi di spirito e Bach aveva scritto in un tempo troppo poco maturo. Lui aveva compreso in anticipo che dialogare fra un uomo e una donna era la sublimazione dell’unione, anche senza parole. Musica che avevate messo entrambi al servizio di Dio.

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Parigi val bene una Messa

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Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.