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Contrordine ragazzi, non è importante imparare le lingue PDF Stampa E-mail
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Giovedì 15 Dicembre 2016 07:28
 
161215 natale tutte le lingue(Laura Giulia D’Orso) Frequentare un corso di lingua straniera, conoscere il francese, dialogare in inglese, imparare lo spagnolo, senza sottovalutare l'arabo, il giapponese e il cinese, è la base. Ci hanno fatto credere, dall’asilo fino al mondo del lavoro, che capire e parlare più di una lingua è un aspetto che viene tenuto in buon conto e quindi aumenta la possibilità di trovare un’occupazione.
Non solo in quanto l’Italia fa parte di una comunità europea con la quale deve dialogare ma perché, se fino al 1700 l’Europa era il fulcro del commercio, della cultura e dell’economia, oggi ci si trova di fronte a realtà e spazi geografici immensi con cui dialogare e trattare.
Accusiamo l’Europa di non ascoltarci su numerosi temi ma devono anche essere messi in grado di comprenderci; e se fossimo noi a non farci capire?!

Ecco appunto. Per essere bipartisan. Gaffe in sala stampa nel 11.10.2011 di Ignazio La Russa, allora Ministro della Difesa che tenta di parlare inglese sulle operazioni italiane contro i pirati somali ma alla fine desiste .... e a tradurre sarà il suo addetto stampa. Va detto però che la conoscenza della lingua tedesca dell’onorevole La Russa è buona e la parlata fluente.

Prodi non sembra avere quella capacità oratoria serrata e avvincente dell’inglese ma quella non ce l’ha neppure quando parla in italiano. Un video postato di una sua conferenza all’università Salve Regina nel Rhode Island, della durata di circa 40 minuti è l’esatta intonazione italiana della lingua inglese e la “zeppa” bolognese non aiuta.

Ma come non menzionare l’on. Gianni Pittella. A luglio del 2009 è vice presidente del Parlamento Europeo. Un appello in video al voto per il PD nel 2013 credo gli abbia nuociuto alle elezioni, infatti non e riuscito a farsi rivotare. Famoso però è restato negli annali del web: pis is aceivabol.

Ovviamente le ironie sul web spopolano. Dal Magic English per politici alle prime armi (quelli della mia generazione sanno cosa intendo) ai discorsi dell’ex premier Matteo Renzi, con tanto di sottotitoli fonetici. Una lingua maccheronica alla Totò: luglio 2014, Renzi vs English - Mai moddar u crai in de tv …. shish dededededededd.

E siamo ad oggi. Il premier Gentiloni, in data 12 dicembre, ha formato il nuovo governo. Ministro degli Esteri, ruolo di primaria importanza per gli incontri con Russia, Stati Uniti e Stati d’Europa viene nominato Angelino Alfano. Beh! Penseranno gli studenti italiani alle prese con il “present perfect” e i “genitivi sassoni”, questa volta ci siamo. Lo studio delle lingue straniere allora premia!

E immediatamente il web si scatena. A dar retta al curriculum in formato europeo del nuovo Ministro, dovrebbe se non altro parlare inglese a livello avanzato: C1/2 tanto nella comprensione quanto nel parlato e nella produzione scritta. Eppure qualcosa sembra non quadrare ancora. E’ l’agosto del 2014 ed il Ministro Alfano incontra la commissaria UE agli Interni Cecilia Malmstrom, relativamente al problema dei flussi migratori e all’operazione Mare Nostrum. Arrivato in ritardo si scusa per l’attesa dell’ospite dovuta al vento che ha rallentato l'atterraggio. Ma l'ardita spiegazione “sorry is the uaind” viene corretta immediatamente in wind dalla Malmstrom.

Parliamo di Job’s Act, abbiamo attuato la Spending Review, siamo diventati cool o glamour eppure … the cat is on the table …. once more!

 
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L' Editoriale

Ad buon intenditor poche parole

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(Laura Giulia D’Orso) Esistono numerosi studi economici che analizzano l’impatto del cambio di un manager sulle performance di un’azienda. Le stime sono rilevate in genere nelle aziende quotate in borsa ma risultano ignote nelle aziende di dimensioni più piccole. I dati presi dallo sport non fanno eccezione: in particolare, quelli del calcio. In genere “il manager” che viene rimosso per primo e sostituito nel calcio è l’allenatore, che affronta il rischio dell’esonero. Si parla sempre più di leadership, di motivazione: il vero capo è colui che sa tirare fuori il meglio dai suoi collaboratori, creando un gruppo unito ed una missione da raggiungere. Nel calcio è cercare di vincere una partita, allora i giocatori non sono troppo diversi, ognuno con il proprio ruolo, dal team di un’azienda che punta alla realizzazione di un progetto di successo. I dati calcistici hanno quattro vantaggi, in particolare, per studiare questo fenomeno. Innanzitutto, la performance è misurata su base settimanale, attraverso tre semplici indicatori: vittoria, pareggio o sconfitta della squadra. Le scelte dell’allenatore sono osservabili da tutti, cioè i giocatori schierati ed il tipo di gioco adottato. Le competizioni calcistiche sono relativamente omogenee tra loro, confrontando tra loro squadre con gli stessi obiettivi Le caratteristiche importanti degli allenatori sono conosciute, come l’esperienza pregressa nello sport, l’età, e i risultati ottenuti in passato. Si possono estrarre da questi dati tre ipotesi La prima è la teoria del “senso comune”, secondo la quale un allenatore è il responsabile dei risultati deludenti di una squadra. La seconda teoria è quella del “circolo vizioso”: nonostante l’esonero, la squadra continuerà a fare male, a causa della confusione all’interno delle relazioni societarie. Il cambio allenatore avrà un effetto destabilizzante, in negativo. La terza teoria che tenta di spiegare il fenomeno dell’esonero prende il nome del “rito del capro espiatorio”. Un tecnico è allontanato solo per divergenze con la società ma ha l’appoggio dei tifosi, dei media e soprattutto dei suoi giocatori. Ma è davvero così o potrebbe trattarsi di una sorta di illusione ottica? I risultati del campo possono essere influenzati da diversi fattori, che non sono presi in considerazione da un approccio comparativo semplicistico. Innanzitutto, il nuovo allenatore e quello precedente non giocano contro gli stessi avversari, né un nuovo management ha per forza di fronte le stesse sfide di quello precedente. Ad esempio, è possibile che l’allenatore esonerato abbia iniziato la stagione affrontando gli avversari più forti, mentre il nuovo si trova lungo il percorso avversari meno forti. Oppure che il management abbia dato vita a un’opera di risanamento lacrime e sangue i cui effetti si vedranno solo in un futuro più lontano. Quindi, cambiare allenatore o management può essere del tutto inutile? Nel caso delle piccole e medie squadre gli studi dicono di si, porta incertezza. Da quanto il Monza Calcio è passato di mano ed i nuovi proprietari sono Silvio Berlusconi e l’ad. Galliani, la squadra non ha più vinto. I risultati positivi delle prime tre partite si sono trasformate in una sconfitta e due pareggi. Certamente non aiuta al gruppo, all’allenatore e allo staff tecnico, leggere e sentire da certa stampa nomi accostati a quello o a questo. Non aiutano sapere che già si cerca un nuovo allenatore o che lo staff potrebbe essere “invaso” da ex milanisti. Diamo perciò a Mister Zaffaroni ciò che è di Mister Zaffaroni: il merito di avere creato un gruppo unito, una missione da raggiungere, una leadership forte dello staff e ……. basta “sparate”.