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Parigi val bene una Messa PDF Stampa E-mail
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Martedì 16 Aprile 2019 10:21
Siamo alla fine del ‘500, la Francia è dilaniata dalla guerra civile. Combattevano tra loro Enrico di Navarra, Enrico III ed Enrico di Guisa da qui il soprannome della “guerra dei tre re”. Il dilaniare del conflitto provocò un enorme spargimento di sangue e, alla fine, a uscirne vincitore fu Enrico di Navarra, il quale divenne il primo re appartenente al ramo dei Borboni a conquistare la monarchia di Francia.
La tradizione richiedeva che colui che si apprestasse a salire sul trono fosse cattolico. Per Enrico di Navarra ciò avrebbe potuto costituire un problema, dal momento che egli era ugonotto e, quindi, di religione protestante. Da qui il detto “Parigi val bene una messa”: insomma, pur di diventare re valeva la pena di convertirsi alla religione cattolica. E così Enrico di Navarra diventò Enrico IV di Francia.
 
15 aprile 2019. Nella notte un incendio devasta Notre Dame de Paris.
Macron disdice ogni impegno e segue con ansia l’evolversi del dramma. Le fiamme sono il tramonto forse definitivo dell'emblema di una città e di una nazione. A me piange il cuore come cattolica eppure vedo ipocrisia nel disperarsi francese. Non la Russia post comunista né i Paesi dell’allora blocco sovietico, bensì la Francia è la patria dell’ateismo oggi in Europa: una recente indagine, pubblicata sull’ultimo numero dell’autorevole bimestrale «Le Monde des religions», consegna ai nostri “cugini” la palma di Paese con il maggior numero di atei tra i propri abitanti. Infatti, il 14% dei francesi si dichiara “ateo convinto”, percentuale che sale al 25,4% quando si parla di persone “senza religione”.
Ambiziosa per dimensioni, edificata, a partire dal 1160, aveva già subito sfregio al tempo della Rivoluzione francese quando la furia dei giacobini più accesi avevano deturpato la facciata e trasformato il suo interno in un deposito. Pochi anni dopo Napoleone la scelse per la cerimonia con cui, incoronando se stesso imperatore, le attribuiva solo un valore simbolico. La Cattedrale è entrata nell'immaginario un simbolo, finendo per incarnarsi con la “grandeur” francese che sempre più trova la sua ragion d'essere aggrappandosi a ciò che un tempo fu la Francia. Oggi questo incendio devastante ci impone di vedere la mediocrità dei tempi e degli uomini e vuole ricordarci il nostro passato e quali sono le nostre radici cristiane. Ricostruiranno la Cattedrale, magari ancora più bella ma si ricordino che non solo i simboli servono, ma i fatti.
Smettano di insegnare agli altri, sia in politica estera che interna. Siano pacificatori e non bombaroli, siano cristiani se rivogliono una vera Nostra Signora. La religione non è un simbolo ma una Fede che ha creato Santi, creatori di bene, ideali di pace e giustizia, devoti, persone pie. San Giovanni Paolo II diceva spesso: “So chi sono”; e poi: “Assumo la responsabilità di ciò che sono”… Come battezzato, come cristiano, come discepolo e missionario di Cristo mi assumo la responsabilità di ciò che sono? Questo significa essere capace di dire: “Sono cristiano, voglio esserlo e voglio essere fedele alla mia verità di cristiano…”.
 
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L' Editoriale

Io sto con la Legge Italiana :#io NON sto con Carola

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

(Laura Giulia D'Orso). Sarà che sono stata “tirata su” a pane, studio, sport e disciplina. Sarà che se vìoli le regole dello sport che pratichi sei fuori dai giochi. Sarà che è sempre più facile per chiunque dire sì che opporre un divieto, sarà che in uno Stato di Diritto quale l’Italia è, si presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle Leggi vigenti e lo Stato stesso sottopone esso medesimo al rispetto di Codici e di Costituzioni scritte, sarà per questo che #io NON sto con Carola! Si chiamasse pure Paola o Cristina e fosse francese o italiana non farebbe alcune differenza per me.
Trasformata da imbellettati e ricchi esponenti di sinistra in paladina, la signorina in questione ha violato la legge italiana. Intenzionalmente e volutamente. Riprendendo il tormentone della sinistra di qualche tempo fa (ma non gli è bastata la batosta elettorale!?!) del “senza se e senza ma” … in Italia si applica in maniera pragmatica la legalità e non si pretenda perciò di forzare il Codice di diritto del Mare e della Navigazione, il cui codice ho avuto modo di leggerlo già all’epoca dei Marò detenuti illegalmente in India.